“agonia e speranza”

Anne Elliot e Frederick Wentworth si incontrano, si piacciono, si innamorano. La carriera di lui, tuttavia, é incerta, solo agli esordi e non può promettere una stabilità che, ai tempi, era determinante per un’unione: l’amica di famiglia Lady Russell persuade infatti Anne a tirarsi fuori da questo rapporto.

<<Non ci potevano essere due cuori così aperti, né gusti così simili, né sentimenti così all’unisono, né volti così reciprocamente amati quanto i loro>>

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Passano ben 8 anni ed Anne, lungi dall’essere la ragazza inesperta e influenzabile di un tempo, é ancora sola e trascorre le sue giornate tra Kellynch Hall, Uppercross Cottage e Bath in una famiglia di vanitosi, egocentrici e ipocondriaci con cui ha ben poco a che spartire.

<<Eppure, quante emozioni! Agitazione, dolore, piacere; qualcosa tra la gioia e il tormento>>

Una serie di eventi fanno incontrare nuovamente i fidanzati di un tempo: il capitano Wentworth é ormai un uomo affermato e ricco e i due sono alle prese con rimpianti e rancori ma anche sentimenti mai sopiti.

<<Devo sforzarmi di sottomettere la mia mente alla mia fortuna. Devo imparare a sopportare d’essere più felice di quanto merito>>

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Talvolta, presi dalla frenesia del quotidiano e da una serie di letture deludenti, il ritorno ad un classico é sempre terapeutico. Specie se scritto da colei che ha fatto innamorare irrimediabilmente tutte noi di un uomo fatto di carta e inchiostro che cerchiamo ancora oggi, Mr Darcy. E anche quando la trama non è poi così avvincente ed il tutto si risolve piuttosto alla svelta, senza quei deliziosi e rocamboleschi fraintendimenti tipici dei grandi classici, la lettura é comunque piacevole.

E anche a questo giro, lo ammetto, mi sono innamorata.

(Mr Darcy non essere geloso)

L.

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“Persuasione”
J. Austen
edito da Newton Compton Editori,
215 pag.
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l’anti-amicizia a passo di danza

<<CUSTODISCI IL TUO CORPO COME UN PREZIOSO PEZZO DI GIADA>>

Siamo negli States e questa è la storia di Grace, giovanissima ballerina, fuggita di casa per lasciarsi alle spalle un passato di violenze domestiche e darsi la chance di sfondare nel mondo dello spettacolo.

E di Helen, appartenente ad una delle più illustri e conservatrici famiglie di Chinatown, dal passato doloroso e oscuro.

E ancora di Ruby, disinibita e trasgressiva, con non meno segreti da svelare.

E’ la storia di tre ragazze cinesi (… ma questo è tutto da vedersi), unite dal ballo e dalla voglia di riscatto, attraverso 50 anni: a passo di danza andremo dai night club dei primi anni 40 al circuito del chop-suey, tra locali ed artisti realmente esistiti. Ma volteggiando passeremo attraverso la seconda guerra mondiale, l’attacco a Pearl Harbor, la paura del nemico, l’internamento dei giapponesi, l’omosessualità, l’HIV…

Un libro che dovrebbe far perno sull’amicizia e la solidarietà fra donne, essendo stato paragonato ad una sorta di Sex and the City con gli occhi a mandorla, ma che nulla ha a che spartire con la nota (e da me amatissima) serie tv: solo un concentrato di gelosia, invidia e tradimenti.

Sono un’appassionata di storie al femminile, della prima metà del 900 come periodo storico e di culture differenti, meglio se esotiche ed orientaleggianti. Per queste ragioni “Come fiori di notte” mi pareva un concentrato di tutto ciò che mi piace leggere. Aspettative alte anche perché non è il primo libro di Lisa See che leggo, ed è proprio per questa ragione che ne sono rimasta doppiamente delusa: “Fiore di Neve e il ventaglio segreto” e “Le ragazze di Shanghai” le ricordo come letture scorrevoli, avvincenti ed interessanti, oltre che indubbiamente ben scritte: nulla di tutto ciò posso purtroppo dire di questo romanzo.

A volte capita.

L.

WP_20190622_17_42_40_Pro“Come fiori di notte”
L.See
edito da Tea,
432 pag.
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“E poi furono solo baci e sospiri”

Questa è la storia di Nancy Astley, ma anche di Nan King prima e Neville King poi, delle sue tante vite e delle sue tante donne.

Siamo nell’Inghilterra di fine Ottocento e la nostra storia parte da una taverna di Whitstable dove la giovane Nancy fa l’ostricara; negli anni turbolenti che seguiranno diventerà una vestiarista, una stella del Music-Hall, toccherà il fondo per le strade di Londra e sarà il pupillo di una ricca signora…

Nella sua vita ci sarà Kitty Butler, che le farà scoprire una nuova e sconcertante forma d’amore…

“Era una sensazione meravigliosa, ma anche spaventosa, poiché credi sempre di non meritarti la tua fortuna, di averla ricevuta per sbaglio, al posto di qualcun altro, e di rischiare di perderla alla prima distrazione. E non c’era nulla che non avrei fatto, pensavo, nulla che non avrei sacrificato, per non perdere ciò che avevo ottenuto. Sapevo che Kitty e io provavamo la stessa sensazione, ma naturalmente riguardo a cose diverse.

Avrei dovuto ricordarmene, in seguito”.

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Diana Lethaby la salverà dalla strada, rinchiudendola in una prigione dorata…

“Era vedova, senza figli, ricca e audace, e quindi, benché a un livello notevolmente superiore, abituata come me a ricercare il proprio piacere e come me dura di cuore. Nell’estate del 1892 aveva trentotto anni, quindi era più giovane di quanto lo sia io adesso, ma io, che ne avevo ventidue, la trovavo vecchissima”.

E ancora Florence Banner, idealista e attivista politica…

“Come potrei chiudere occhio in un mondo tanto duro e crudele, quando potrebbe essere diverso? Il lavoro che faccio ha già la sua parte di soddisfazione, sia esso coronato dal successo oppure no”. Bevve il suo tè. “E’ come l’amore”.

L’amore! Arricciai il naso. “Allora credi che l’amore sia già di per sé una ricompensa?”

“Tu no?”

Fantasia Painting(90)

L’autrice ci ha già abituati a storie di amori al femminile, ad ambientazioni dure e al limite dello squallore, ma in Carezze di Velluto ho riscontrato un’insolita, lieve volgarità, del tutto sconosciuta nei libri precedenti e la storia stessa ha una trama piuttosto debole e priva di risvolti inaspettati. Dimentichiamo Affinità e i suoi misteri oppure il grande inganno di Ladra: una vicenda come tante, ma una scrittura come sempre scorrevole ed un’innegabile capacità di entrare in empatia con il lettore. Una lettura che, nonostante tutto, mi ha fatto spegnere la tv e tornare la voglia di macinar libri…

“Era una proposta piuttosto singolare, ma eravamo ragazze con storie un po’ fuori dal comune, ragazze dal passato simile a una scatola dal coperchio che non si chiude. Dovevamo portarcelo dietro con molta attenzione. Pensai che ce la saremmo cavata benissimo, quando Florence finalmente sospirò e sollevò una mano per sfiorarmi. Ce la saremmo cavata benissimo finché le scatole non avessero rovesciato il loro contenuto”.

L.

WP_20190209_12_11_40_Pro“Carezze di Velluto”
S. Waters
edito da Tea,
494 pag.
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Lolita, alla rovescia.

Una cittadina Irlandese degli anni 50, il quindicenne Alex e Mrs Grey, la mamma del suo migliore amico, di 20 anni più grande. Questa è una storia d’incontri furtivi, passioni proibite, primi amori, vecchi materassi per terra e sedili posteriori di una vecchia Giardinetta. Ma più di tutto questa è la storia di un’iniziazione, un ragazzo che diventa uomo in un’estate, arso dal sole cocente e dall’amore.

“E lei era unica, per me. Non sapevo dove collocarla nella scala umana. Non davvero una donna, come mia madre, e di certo non come le ragazze di mia conoscenza, lei era, come credo di aver già detto, di un genere tutto suo. Al tempo stesso era la femminilità nella sua essenza, il metro stesso con cui, consciamente o inconsciamente, ho misurato tutte le donne che sono venute dopo di lei nella mia vita”

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Ma non solo. I ricordi di quell’estate con Mrs Gray s’intrecciano con la scomparsa prematura e violenta di sua figlia, la fragilità di sua moglie e di una diva-collega da salvare dal suo mal di vivere e così, l’ormai maturo Alexander, si ritrova volente o nolente a tirare le somme della sua vita.

“Anche qui, ha detto, a questo tavolo, la luce che è l’immagine dei miei occhi ci mette un tempo, un tempo minuscolo, infinitesimale, ma pur sempre un tempo, a raggiungere i suoi occhi, e così accade che ovunque guardiamo, ovunque, guardiamo nel passato”

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La rivincita dell’universo femminile rispetto alla visione Nabokoviana? Probabilmente, ma siamo lontano anni luce dal delirio passionale di Mr Humbert e dal completo, soggiogante potere della mutevole Dolores, purtroppo.

“E da qualche parte Mrs Gray è sopravvissuta, magari sopravvive ancora, ancora giovane, e ancora mi ricorda come io ricordo lei. A quale regno eterno devo credere, quale sceglierò? Nessuno dei due, poiché tutti i miei morti sono vivi per me e il passato è un luminoso presente eterno”

L.

IMG_20180915_154901“Una educazione amorosa”

J. Banville

edito da Guanda,

280 pag.

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Mr. Sharpe dovrà marciare ancora…

Pochi mesi fa avevamo lasciato Richard Sharpe, ormai sergente e ricco grazie al tesoro sottratto al cadavere di Tippu. Avevamo assistito alla vera storia della presa di Seringapatam ed in questo secondo atto lo ritroviamo a distanza di qualche anno, sempre in India. Si unirà al colonnello McCandless per catturare il maggiore Dodd, traditore dell’esercito di sua Maestà e autore del massacro di Chasalgaon a cui Sharpe soppravvive per miracolo. Proprio le conversazioni tra i due offrono gli spunti più simpatici del libro…

<<E’ il caldo, Sharpe, ne sono convinto. Quanto più procedi verso sud, tanto più il peccato serpeggia nel genere femminile. E non c’è proprio di che stupirsi. All’inferno si brucia ed è all’inferno che bruciano i peccatori.>>

<<Allora secondo voi, signore, il paradiso è gelido?>>

<<Mi piace pensare che abbia un clima tonificante>> rispose il colonnello, in tono serio <<un po’ come la Scozia, suppongo>>

Ritroveremo il detestabile Hakeswill e il futuro duca di Wellington, sir Arthur Wellesley, proprio al fianco del quale Sharpe diventerà sottotenente combattendo la straordinaria battaglia di Assaye…

<<La cornamusa riprese a suonare e quella musica selvaggia parve infondere nuovo vigore nei passi degli Highlander. Camminavano verso la morte, ma in perfetto ordine e con apparente calma. Non c’era da stupirsi che si componessero canzoni sugli scozzesi, pensò Sharpe>>

Gli avvenimenti storici, come l’assedio di Ahmadnagar e la battaglia di Assaye sono realmente accaduti e riportati in queste pagine fedelmente, lo stesso dicasi di molti personaggi di questo romanzo.

Amo leggere di battaglie, fino ai dettagli più truculenti, ma quel che manca alla saga di Sharpe, secondo me, è il fatto che non esistano parallelamente vicende personali, storie di amori e amicizia, qualcosa che ci permetta di affezionarci ai personaggi, cosa di cui è maestro Cornwell. Ed è per questo che, anche il secondo volume, si è fatto leggere a fatica, sebbene ben scritto, ma noioso e soporifero.

 

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<<Fissò il 78° e capì che nessun esercito al mondo avrebbe potuto fermare simili uomini>> 

 

WP_20180617_10_31_02_Pro“Territorio Nemico”,
B. Cornwell
edito da Tea, 447 pag.
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“non è facile passare il testimone dei sogni irrealizzati”

“Nella vita, quasi sempre, c’è un momento cruciale, un punto che divide il tempo in prima e dopo: un incidente, una storia d’amore, un viaggio, o forse una morte. Per Spencer, le quattro cose, come i punti cardinali di una bussola, si combinarono dando forma a Lillian Dawes. E siccome è impossibile assistere a un dramma senza conservarne i segni, questa donna fu anche per me la grande svolta.”

Questa è la storia di Gabriel, Spencer e Lillian. Ed è proprio la voce del diciassettenne Gabriel, appena espulso dal collegio maschile di Renwick, a narrarci la delicata storia di un’afosa estate newyorkes degli anni cinquanta.

Gabriel si trasferisce nell’appartamento di Spencer, suo fratello maggiore: orfani di entrambi i genitori, appartengono ad una famiglia ricca ed aristocratica. Spencer è uno scrittore. Bello, apprezzato ed ammirato, brillante. Conquista tutti, me inclusa.

“Sono pigro e dissoluto di natura, e ho gusti dispendiosi per educazione”

Le loro vite s’imbattono in quella di una giovane donna stravagante, Lillian Dawes

“Le finanze di Lillian erano ambigue, ma sembrava fare in modo di guadagnare giusto il necessario per soddisfare certe stravaganze; traeva un piacere edonistico e sfrenato nel concedersi certi lussi scelti con attenzione osservando, in altri campi, un regime di frugalità quasi penitenziale.”

Entrambi i fratelli ne restano inevitabilmente ammaliati, anche se Gabriel dovrà accontentarsi di venerarla da lontano.

“Feci una smorfia a Spencer per comunicargli un muto “vedi?” e presi posto a tavola. Lillian ci raggiunse un attimo dopo con un prendisole senza maniche e constatai con piacere il rossetto rosso acceso che le avevo comprato. Nel vedere la sua mano sfiorare quella di Spencer mentre prendeva il tovagliolo, capii che tra loro esisteva una complicità, per quanto timida e discreta, dalla quale io ero escluso.”

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Attorno a loro gravitano una serie di personaggi irresistibili, come zia Grace e sua figlia Hadley, gli amici di Spencer Clayton Prather e Beckwith, ma soprattutto zia Lavinia…

“Dopo qualche serata, mi fu chiaro che i valori mondani che apprezzava di più erano, nell’ordine, pensiero originale, umorismo agile, bellezza eccezionale; tutti gli altri erano solo zavorre sociali.”

E sarà proprio Gabriel con la sua adolescenziale ossessione per Lillian a coglierne particolari e segreti, insospettabili agli occhi di Spencer. “La prosa elegante e poetica di Katherine Mosby è scorrevole come velluto” ha scritto il Publishers Weekly ed io sono assolutamente d’accordo; non solo: la voce di Gabriel è talmente autentica dal rendere incredibilmente vividi pensieri, immagini e situazioni, trasformando il lettore in spettatore. Il libro, tuttavia, entra nel vivo solo ad una cinquantina di pagine dal finale (che, tra l’altro, non rende merito al resto della trama), ma da sole valgono l’intero romanzo.

“zia Lavinia, andiamo al Plaza a prendere i tramezzini mignon e i pasticcini che ti piacciono tanto”, proposi. “Offro io. Ho voglia di fare follie. Pensavo a una dozzina di bignè a testa, che ne dici?”

Zia Lavinia mi diede un colpetto sul braccio e rise. “Sei proprio un bambino, mio caro, ma dopotutto, lo sono anch’io. Ti seguo. Per principio ho sempre incoraggiato i vizi innocenti e i piccoli piaceri immeritati.”

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“Alle cinque al Plaza”,
K. Mosby
edito da Frassinelli, 276 pag., prezzo di copertina €17,90
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Incontro con Sharpe

Questo è il primo capitolo della saga “Le avventure di Richard Sharpe”: ci troviamo davanti un giovane soldato dell’esercito di sua maestà Re Giorgio III, ex ladro/scassinatore, arruolatosi per sfuggire alla forca e con la determinata intenzione di disertare. Non esattamente un esempio di virtù, ma spregiudicato e coraggioso.

“..il vostro soldato Sharpe…” disse

“Il sergente Sharpe, adesso, signore.”

“Il vostro sergente Sharpe, allora. E’ un brav’uomo, tenente”

“Sì signore” -replicò Lawford- “lo è”

“Se sopravvive, farà carriera”

“Se sopravvive, signore, sì”.

L’esercito inglese è in India e prepara la presa di Seringapatam. I soldati non si sentono uniti sotto la stessa bandiera, come sempre accade quando si parla del rapporto di eterno conflitto tra Inglesi (“the enemy”, come mi dissero una volta a Edimburgo), Scozzesi e Irlandesi in particolare.

“Qual è la cosa più bella che uno scozzese abbia mai visto? Rispondete!”

-nessuno si azzardò a farlo- 

“la strada che porta in Inghilterra, ecco qual è.”

Sharpe viene scelto assieme al tenente Lawford per intrufolarsi in città e tentare di liberare il colonnello McCandless.

“…nell’attesa McCandless pregava, Hakeswill si faceva beffe di loro, Lawford si preoccupava e Sharpe imparava l’alfabeto…”

Una città fortificata, il rajah detronizzato e ridotto in povertà, il potere usurpato da un sultano di fede musulmana che prepara una grande trappola per l’esercito inglese, e la possibilità di riscatto per Richard Sharpe. La vera storia della presa di Seringapatam e la fantasia di uno scrittore d’eccezione che s’intrecciano, in puro stile Cornwell.

“Sono un grande peccatore” -aveva scritto nella sua bella grafia araba- “e tu, Allah, sei un oceano di misericordia. Rispetto alla tua pietà, che cosa sono i miei peccati?”

Questo è il primo volume della fortunata saga di Sharpe, scritta da Bernard Cornwell, che conta oltre 20 episodi, di cui appena la metà è stata tradotta in italiano. E’ stata prodotta anche una serie tv, mai trasmessa in Italia mi pare, con il fascinoso Sean Bean come protagonista (per intenderci, il mai dimenticato Boromir de “Il Signore degli Anelli”).

Cornwell è uno degli scrittori che, ad oggi, elenco ancora tra i miei preferitissimi…sebbene le mie ultime letture non siano state un granché, inclusa quest’ultima. Dalla sua penna sono stati generati capolavori assoluti come la pentalogia di Excalibur e la trilogia della ricerca del Graal, ma anche super flop come la saga dei Re Sassoni (di cui ho letto 4 volumi), semi-flop come “L’eroe di Poitiers” e, appunto “La sfida della tigre”. La bella notizia è che, finalmente, questo libro francamente noioso, è finito. La cattiva è che ho altri 8 volumi de Le avventure di Richard Sharpe da leggere.

Cristo!” bestemmiò.

“Sharpe!” lo rimproverò McCandless.

“Stavo pregando, signore. Perché questo è un brutt’affare, signore, proprio un brutt’affare.”

L.

WP_20180217_19_13_55_Pro“La sfida della tigre”,
B. Cornwell

edito da Tea, 450 pag., prezzo di copertina €8,60
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“lasciami rimanere.”

Esther Hammerhans ha deciso di affittare una stanza di casa sua. E’ una donna sola e il vuoto lasciato da suo marito Michael grava sulla sua esistenza come un macigno.

<<Michael vorrebbe che tu trovassi qualcuno e lo baciassi. Se fosse qui ti ordinerebbe di farlo immediatamente.>> Se fosse qui, pensò Esther mentre appallottolava il bacio di Beth e lo gettava nel cestino, se lui fosse qui, accidenti, non ne avrei bisogno>>

Ben presto si presenta alla sua porta Mr Chartwell, intenzionato a vivere lì, stravolgendone l’esistenza.

<<La varietà>> sentenziò, deliziato da quello che stava per dire <<è il dado della vita. A volte si vince, a volte si perde.>> si girò leggermente verso di lei <<A volte si vince, a volte si perde. Però, Esther, non puoi non giocare.>>

Vedete, a Mr Chartwell quella sistemazione torna davvero utile. Gli serve un posto piuttosto vicino alla sua attuale occupazione, per andare e venire comodamente. Mr Chartwell è impiegato al servizio di Sir Winston Churchill.

<<Sto per andare in pensione, il mio lavoro è finito. Non ho impegni futuri a cui guardare, qualcosa su cui ho sempre fatto affidamento per tirare avanti, la speranza che farò meglio, che riparerò agli errori, che alla fine ti sconfiggerò. Non più. Questa volta non ho più tempo. Che crudeltà da infliggere a un uomo.>>

L’inquilino di Esther è davvero un tipo bizzarro. Oscura la stanza mettendo la sua ingombrante figura davanti alla finestra; dorme nel corridoio, con l’imponente mole addossata alla sua porta; Mr Chartwell mette le pesanti zampe sulle sue spalle, il suo testone in grembo; mastica pietre in un angolo della stanza. Mr Chartwell è solitudine, angoscia, depressione.

<<Esther teneva lo sguardo fisso, cieca a tutto. Era sdraiata sulla sua metà di materasso. Con una mano esplorò l’altra, che si rivelò un dizionario della perdita.>>

Mr Chartwell è il famoso cane nero di Churchill, contro cui ha lottato per gran parte della sua vita. Vorace e fedelissimo, l’ultimo amico di molti. E’ l’estate del 1964, Churchill sta per congedarsi da Primo Ministro ed intanto Esther si strugge di nostalgia.

Visionario e penetrante, “Il cane nero” è un viaggio nel lato oscuro della mente e del cuore, è la paura che prende forma e si fa strada in casa e nella vita: “a volte si vince, a volte si perde”…ed Esther e Churchill ce la faranno?

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Davvero bello, non pensiate sia una lettura triste o pesante! Un tema delicato in una visione del tutto innovativa, che non manca di un pizzico di humor!

<<Ci sono giorni, come questo, che trovo invitanti quanto una prima colazione a base di funghi velenosi.>>

L.

WP_20171029_07_21_13_Pro“Il cane nero”,
R. Hunt
edito da Tea, 250 pag., prezzo di copertina €11,00

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Memphis-Manhattan e ritorno

 

La vita di Phillip Carver è ormai lontana da Memphis, la città della sua adolescenza; a Manhattan conduce un’esistenza tranquilla con il suo lavoro in una casa editrice e la convivenza con Holly che procede tra alti e bassi.
Sua madre è venuta a mancare da non molto, portandosi via il suo mal di vivere…

<<Non essere così difficile, figlio mio  -disse-  Qualche volta la seconda alternativa è meglio di quanto sarebbe stata la prima.>>

A Memphis ci sono le sue imbarazzanti sorelle maggiori, Betsy e Jo…

<<La cosa brutta era che con figure ormai per nulla giovanili si addobbavano secondo la moda più estrema, che solo le silfidi più abbaglianti avrebbero dovuto osare, in qualsiasi anno. Se, per esempio, per i vestiti da sera andavano le scollature profonde sulla schiena, avevano la schiena nuda fino alla divisione delle loro natiche robuste. O se erano di moda gli scolli profondi, allora i loro sprofondavano tra i seni colossali in pratica fino all’ombelico. Se andavano le gonne con lo spacco, allora le mie sorelle facevano mostra di sé ben sopra il ginocchio, esponendo cosce carnose che a quel punto della loro esistenza avevano raggiunto dimensioni davvero notevoli>>

…. e suo padre, l’ottuagenario, stimato avvocato George Carver che d’improvviso sostituisce le partite a canasta con un gruppo di anziane vedove, con  serate danzanti in vari locali notturni. Come se ciò non bastasse, decide di risposarsi con una donna molto più giovane: Phillip viene richiamato alla base dalle sorelle, per impedire il matrimonio…

<<Ma i nomi stessi di quei posti di fatto possono dire di più di qualsiasi mia descrizione. Mio padre, che agli occhi di tutti aveva sempre rappresentato l’incarnazione del decoro domestico, veniva visto al Luna Blu, al Pappagallo Giallo, al Lanterna Rossa. Comparve una sera d’autunno al Luna Blu insieme a una di quelle donne più giovani di cui ho detto (senza nome in tutti i racconti, e senza età)

Dall’istante in cui alza il ricevitore, Phillip non ha pace: ripiombato in un vortice di ricordi, sarà costretto a tornare, suo malgrado, a Memphis.

<<Dopo ogni partenza del genere da Memphis era di meraviglioso conforto e rassicurazione vedere Holly Kaplan, tornando da La Guardia all’Ottantaduesima Strada. I suoi ragionevoli capelli alla maschietta, castani con qualche primo filo bianco, soprattutto nella frangetta dritta sulla fronte, e le scarpe basse e la camicetta bianca a maniche corte sulla gonna scura e il semplice orologio come unico ornamento, mi dicevano di Memphis proprio quello che mi era sembrato dirmi Manhattan il primo giorno che ci ero arrivato: la vita non deve per forza essere come quella di Memphis>>

Premio Pulitzer nel 1987, malinconico e comicamente amaro , è stato un buon compagno di viaggio, specie durante la lunga notte trascorsa in aeroporto o le 2h e 30 di intercity Cracovia-Varsavia….

L.

<<All’epoca naturalmente accettavo la dottrina di Holly secondo la quale non solo i genitori devono essere perdonati per tutte le ingiustizie e le crudeltà inconsce del ruolo parentale, ma anche per l’egoismo che era di fatto loro richiesto per rimanere esseri umani e non ridursi a custodi dei giovani. Questa era una cosa di cui ricordarsi, non da dimenticare. Era una cosa da accettare e perfino da accogliere con favore, non da dimenticare o perdonare>>

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“Ritorno a Memphis”,
P. Taylor
edito da Giano, 239 pag., prezzo di copertina €16,00

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Andrea e Giustiniana

Lui è Andrea Memmo, patrizio veneziano, di antica e nobile casata; non in una florida situazione economica ma destinato a diventare un importante uomo politico.

<<Non c’è rimedio, siam fatti l’un per l’altro, e lo vedranno in avvenire ma, credi, questo non è il tempo>>

Lei è Giustiniana Wynne, figlia del console inglese a Venezia, bella e desiderabile ma irrimediabilmente segnata dal passato affatto limpido della madre.

<<Io non so ben capir questo amore, perché se tu, anima mia, fai a me la più piccola di queste carezze mi metti tutta in fuoco>>

Siamo nella Venezia della seconda metà del 1700, gli ultimi anni di splendore della Serenissima, prima che la sua fine giungesse per mano di Napoleone durante la Campagna d’Italia.

E’ piuttosto chiaro che il loro è un amore impossibile, ma i due giovani non sono vittime del loro tempo e delle avverse circostanze: porteranno ostinatamente avanti la loro passione clandestinamente, ricorrendo a espedienti e sotterfugi. E se per caso pensaste che si lasci troppo spazio alla fantasia, beh…è una storia vera e possiamo esserne testimoni e venire a conoscenza di fatti e personaggi dalla viva voce dei due amanti, in quanto il libro si basa sulle lettere rinvenute dal padre dell’autore nella soffitta di Palazzo Memmo.

Come spesso accade, la realtà è molto più avventurosa e imprevedibile della più fervida immaginazione…

<<Jane Austen in persona non avrebbe saputo fondere meglio passione, inganno e intrigo in un suo romanzo.>>

People

WP_20170709_14_02_42_Pro“Un Amore Veneziano”      A. di Robilant,                 edito da Corbaccio,          304 pag., prezzo di copertina €18,60
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