Andrea e Giustiniana

Lui è Andrea Memmo, patrizio veneziano, di antica e nobile casata; non in una florida situazione economica ma destinato a diventare un importante uomo politico.

<<Non c’è rimedio, siam fatti l’un per l’altro, e lo vedranno in avvenire ma, credi, questo non è il tempo>>

Lei è Giustiniana Wynne, figlia del console inglese a Venezia, bella e desiderabile ma irrimediabilmente segnata dal passato affatto limpido della madre.

<<Io non so ben capir questo amore, perché se tu, anima mia, fai a me la più piccola di queste carezze mi metti tutta in fuoco>>

Siamo nella Venezia della seconda metà del 1700, gli ultimi anni di splendore della Serenissima, prima che la sua fine giungesse per mano di Napoleone durante la Campagna d’Italia.

E’ piuttosto chiaro che il loro è un amore impossibile, ma i due giovani non sono vittime del loro tempo e delle avverse circostanze: porteranno ostinatamente avanti la loro passione clandestinamente, ricorrendo a espedienti e sotterfugi. E se per caso pensaste che si lasci troppo spazio alla fantasia, beh…è una storia vera e possiamo esserne testimoni e venire a conoscenza di fatti e personaggi dalla viva voce dei due amanti, in quanto il libro si basa sulle lettere rinvenute dal padre dell’autore nella soffitta di Palazzo Memmo.

Come spesso accade, la realtà è molto più avventurosa e imprevedibile della più fervida immaginazione…

<<Jane Austen in persona non avrebbe saputo fondere meglio passione, inganno e intrigo in un suo romanzo.>>

People

WP_20170709_14_02_42_Pro“Un Amore Veneziano”      A. di Robilant,                 edito da Corbaccio,          304 pag., prezzo di copertina €18,60
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“perché l’amore non ha rimedio”

“Gli restano trenta minuti prima di incontrare Nora. Lui, però, ne è assolutamente all’oscuro. Eppure è pronto. Ha bisogno di avere una storia. Tutti gli uomini, prima o poi, hanno bisogno di avere una storia loro, per convincersi che gli è capitato qualcosa di bello e indimenticabile almeno una volta nella vita.”

Un triangolo amoroso. A Parigi c’è Louis Blériot, traduttore freelance, squattrinato quarantenne. Un eterno ragazzo nell’aspetto, ma in realtà un uomo  inconcludente e vigliacco, in attesa che la moglie (ovviamente molto più in gamba di lui) lo lasci….

“Per non avere rimorsi lui suonerà di nuovo. Ti ho detto che è finita, griderà l’apparecchio, adesso lasciami in pace. E lui se ne andrà. Uscirà dalla sua vita come si esce da una stanza, scusandosi per aver sbagliato porta.”

A Londra c’è Murphy Blomdale, operatore finanziario di nazionalità americana. Emarginato sul posto di lavoro, fatta eccezione per 3 o 4 colleghi con cui forma una triste cerchia. Esteriormente una specie di gigante, ma dentro, irrimediabilmente, un debole…

“Ma allora, perché non aveva fatto marcia indietro? Che cosa non aveva funzionato nel suo sistema di sicurezza? Perché non era suonata una sirena d’allarme per avvertirlo che avrebbe sofferto così tanto?”

E poi c’è Nora, senza arte né parte, a fare la spola tra la Francia e l’Inghilterra, a sparire e ricomparire come niente fosse, a tenere avvinti questi due uomini che si trascinano nelle loro esistenze nell’attesa del suo ritorno…

“In realtà, senza volerlo, prende ogni volta le fattezze di colui o colei che l’altro attende da anni. Diviene come una proiezione del suo desiderio. Alla fine, tutti lo inseguono, e lui diventa una mera figura che fugge, terribilmente infelice. Murphy deve ammettere che potrebbe essere una valida descrizione di Nora.”

Un libro scritto incredibilmente bene, probabilmente molto più bello nella forma che nella sostanza. Non pensiate sia un libro sull’amore, perché io di amore non ne ho trovato traccia, né di grandi passioni. Forse più un libro su tre anime sole alla ricerca di qualcuno cui aggrapparsi ma che, sfortunatamente, sono tutte troppo deboli per sorreggere persino se stessi.

“In quei momenti, quando sono soli, seduti uno di fronte all’altra, e lei posa i suoi grandi occhi scuri su di lui, l’equazione del loro rapporto gli sembra semplice, quasi naturale: lui la ama, e lei lo inganna. E’ così. Si abituerà, come tutti gli altri.

E’ ovviamente sottinteso che la sua perseveranza l’avrà vinta, e che quanto più lei s’inoltrerà nel tradimento, tanto più il suo amore riuscirà a riprenderla.

Se l’accordo fosse questo, lo firmerebbe a occhi chiusi.

Ma bisogna dire a sua discolpa che è già sotto l’effetto dell’alcol.”

 WP_20170528_16_18_46_Pro“La vita è breve e il desiderio infinito”  P. Lapeyre, edito da Guanda, 285 pag., prezzo di copertina €12,00

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duci come il miele

<<Un uomo, quello voleva, dolce come il miele, puro come la manna, forte come il ferro, caldo come il fuoco.>>

Questa è la storia di quando manna e miele incontrarono ferro e fuoco. E’ la storia di don Francesco barone di Ventimiglia e della sua sposa bambina, Romilda.

<<Il fatto era che la vita cresceva dentro sua moglie, e aveva trasformato quella picciridda in una dea intoccabile. Di fronte a tanta potenza lui si sentiva fragile, indifeso. Perciò ce l’aveva tanto con lei.>>

Un uomo avanti con l’età, nobile per caso, potente e solitario. Una ragazzina duci come il miele, bella e un po’ magica (a me ha subito portato alla mente Remedios la bella di “Cent’anni di solitudine”, la ricordate? E di conseguenza anche la sua versione successiva, riveduta e corretta, de “La casa degli spiriti”, Rosa la bella).

<<“Congratulazioni, signor barone! Avete sbaragliato i concorrenti, anzi il concorrente. Un poco moscio questo Parlato, manco due rilanci ha voluto fare….ma buon per voi. Ora siete il proprietario del convento nella forma, ché nella sostanza lo siete stato subito. Cent’anni di salute a voi che ve lo dovete proprio godere…” L’augurio aveva più il sapore di un anatema e don Francesco fu lesto a fare gli scongiuri frugando con le mani dentro i pantaloni.>>

E poi la  sua famiglia, Alfonso e Maricchia, e i fratelli Tanuzzo, Nino e Mariuzzo, e l’antica arte di “fare manna” (per tutti coloro che si fossero sempre interrogati su cosa fosse questa cosa misteriosa appresa al catechismo…).

<<Il 1870 fu quindi un anno di grandi cambiamenti, per la famiglia Gelardi e per l’Italia tutta: Romilda e Roma erano state prese>>

Ma è anche la storia della Sicilia ai tempi del Risorgimento, dell’unità d’Italia, di Garibaldi e Cavour, i Savoia e i Borbone, di un paese in fermento.

Le aspettative erano alte: la mia attuale passione per la Sicilia, uno dei miei periodi storici preferiti uniti ad un’autrice d’eccezione. Tuttavia le mie precedenti letture della sempre stimata Torregrossa (“Il conto delle minne” e “L’assaggiatrice“) sono state più appassionanti, sebbene questo rimanga comunque un buon libro, scorrevole e ben scritto, non potrebbe essere altrimenti del resto! Ha avuto più il sapore di una grande premessa senza che la trama esplodesse, raggiungesse il suo fulcro. Anche se don Francesco in particolare riserva dei momenti di puro spasso!

<<Ogni donna sperimenta sulla propria pelle il patimento che può temporaneamente offuscare l’armonia delle sue fattezze, minare le sue certezze, farle dimenticare i suoi talenti. Ma il più delle volte la deprivazione può essere motore di una ricerca che la porta a scoprire il suo vero dono, e a dar vita ai suoi frutti migliori in piena libertà. Ma voi, signori, state attenti a non far patire troppo la vostra compagna: perché poi fruttificherà, e tra i suoi frutti più dolci potrebbe scoprire quello proibito della libertà.>>

L.

Una frivolezza: ma quanto è bella questa copertina?!

wp_20161115_22_09_53_pro“Manna e Miele, Ferro e Fuoco”,
G. Torregrossa, edito da Mondadori,
382 pag., prezzo di copertina €19,00
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Lo psicologo e la ballerina

<<Ho imparato che un’amicizia profonda, gratificante, è un’iniziativa che mal si presta a essere intrapresa tardivamente, come la danza o l’informatica>>

Protagonisti di questo romanzo sono “lo psicologo”, un uomo solitario di mezz’età e “la paziente delle quattro”, una conturbante e problematica spogliarellista. Con questi presupposti ritenevo potesse trattarsi di una di quelle storie in cui il confine tra un sano rapporto professionale e un coinvolgimento personale si fa via via più sottile e incerto e labile.

<<Sono passati tanti anni, dice lei, ci conosciamo ancora? E poi, si può davvero conoscere una persona?>>

In realtà il libro si divide tra le lezioni universitarie dello psicologo, la sua complicata relazione con Nina e la terapia della “paziente delle quattro”, che di tutti e tre è paradossalmente l’aspetto più marginale.

<<E come Freud notò fin dall’inizio, in questa vita dobbiamo vedercela con un numero sufficiente di sofferenze reali, non c’è nessun bisogno di inventarne altre>>

E se le lezioni risultano interessanti e quasi terapeutiche anche per il lettore (con alcuni brani da sottolineare…ammesso che concepissi il sottolineare i libri), se la relazione con Nina non è nulla di particolarmente intrigante, è proprio “la paziente delle quattro” a non riservare nessuna sorpresa: infanzia difficile, solita storia trita e ritrita di abusi, solita figlia di cui ottenere l’affidamento….insomma: niente d’imperdibile, ma comunque ben scritto e scorrevole.

<<Lui si sporge a guardarle il tatuaggio. Lo indica e legge la scritta che lo sovrasta: NIENTE PAURA.

Niente paura dice sottovoce.

E’ un regalo del mio ragazzo, spiega lei.

Ha intenzioni serie?

Lei scuote il capo: mi ha piantata.

E il tatuaggio? chiede lui indicando la spalla.

Cosa c’entra? Fa lei.

Non le ricorda quel bastardo?

Lei tace per un attimo, poi scuote di nuovo la testa: mi ricorda di me innamorata.>>

wp_20160829_13_48_14_pro“La paziente delle quattro”,
N. Shpancer, edito da Ponte alle Grazie, 243 pag., prezzo di copertina €16,80
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un giardino non troppo segreto

<<Ma perché mai devo riportare proprio tre ciocche dei capelli della Regina delle Fate?>> domandò il giovane principe alla vecchina. <<Perché non due, o quattro?>>

La vecchina si sporse verso di lui, e senza mai smettere di filare rispose: <<Non ci sono altri numeri possibili, ragazzo mio, perché tre è il numero del tempo: non parliamo forse di passato, presente e futuro? Tre è anche il numero della famiglia: non parliamo forse di madre, padre e figlio? Tre infine è il numero delle fate: non le cerchiamo forse fra querce, frassini e biancospini?>>

Il giovane principe annuì, perché la saggia vecchina aveva detto la verità. <<E così devo avere tre ciocche per tessere la mia magica treccia>>

                                                  <<La treccia delle fate>> di Eliza Makepeace

WP_20151217_22_11_06_ProUna bambina senza passato, un libro di fiabe -che fanno sempre paura- e poi un giardino segreto (chi non ha desiderato scovarne uno da ragazzina, dopo aver letto il libro della Burnett?). Ma “Il giardino dei segreti” non si è rivelato quel romanzo a tinte un po’ fosche che mi aspettavo. Eppure gli ingredienti c’erano tutti! Pensate ad un cottage solitario arroccato su un scogliera in Cornovaglia e tutt’attorno un giardino segreto murato, il cui unico accesso era tramite un cupo labirinto. Ed in questo cottage l’Autrice scrive le sue fiabe….

In realtà qualche mistero c’è, ed un paio di piccoli colpi di scena, ripercorrendo la storia di Nell attraverso oltre un secolo. La trama infatti si snoda a fatica, mediante continui salti temporali (di quelli che un po’ ti fanno perdere il filo…) : i primi del novecento per conoscere le vicende di Georgiana prima, Eliza, Rose e la piccola Ivory dopo; la metà degli anni 70 con le indagini di una Nell adulta; il 2005 e Cassandra a far luce sul mistero.

Non è stata, in fondo, una cattiva lettura: è scorrevole, scritto piuttosto bene, a tratti anche avvincente… ma no, non è un libro che consiglierei o regalerei, perlomeno ad un lettore adulto.

L.

Kate Morton “Il giardino dei segreti”, edito da Sperling & Kupfer, 594 pag., prezzo di copertina €14,50

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…spero che sotto l’albero troviate un libro migliore di questo! AUGURI! ❤

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LARRY AMAVA MITCHELL,CHE AMAVA MADELEINE,CHE AMAVA LEONARD BANKHEAD

Dalla quarta di copertina:
<<Madeleine aveva deciso di seguire quel corso perché provava una certa pena per il professor Saunders e perché la bibliografia era ottima. Secondo Saunders, il romanzo aveva raggiunto l’apogeo parlando del matrimonio e non si era mai ripreso dalla sua dissoluzione. Ai tempi in cui il successo nella vita dipendeva dal matrimonio, e il matrimonio dipendeva dal denaro, i romanzieri avevano a disposizione un buon tema. Le grandi epopee narravano le guerre, i romanzi parlavano del matrimonio. L’uguaglianza fra i sessi, se buona per le donne, era stata una disgrazia per il romanzo, e il divorzio aveva fatto il resto. Che importanza poteva avere chi si sposava Emma, se poi avrebbe potuto chiedere la separazione? Che effetto avrebbe avuto un contratto prematrimoniale sull’unione di Isabel Archer e Gilbert Osmond? Il matrimonio non aveva più molto senso, diceva Saunders, e lo stesso valeva per il romanzo. Dove trovi un romanzo sul matrimonio, al giorno d’oggi?>>
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J. Eugenides “La trama del matrimonio”

Eugenides non è uno scrittore molto prolifico: i suoi libri sono pochi ed usciti a parecchi anni di distanza gli uni dagli altri (“Le vergini suicide” 1993, “Middlesex” 2002, “La trama del matrimonio” 2011). Considerata la lunga attesa unita al fatto che è uno dei miei scrittori preferiti (è nella mia top 5!), l’aspettativa era alle stelle. “Le vergini suicide” e “Middlesex” li ho letti un milione di anni fa e li ricordo come dei libri bellissimi; “La trama del matrimonio” non è stato minimamente all’altezza, purtroppo. Certo è scorrevole, ben scritto perché è indubbio che lui sappia usare magnificamente la penna, ma quanto alla sostanza lascia molto a desiderare. A conti fatti avrebbe potuto avere 200 pagine in meno senza risentirne; lo svolgimento della trama è completamente piatto, come se fosse un’enorme premessa che, alla fine, non porta a nulla. Siamo lontani anni luce dalle sfortunate sorelle Lisbon e dai loro ammiratori, da Callie e “l’oscuro oggetto del desiderio”….
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Ora Eugenides, prima la Waters (“Ladra”), prima ancora Cornwell (“L’arciere di Azincourt”): pare che i miei storici scrittori del cuore mi debbano deludere uno dietro l’altro! Se mi tradisce anche Ammaniti sarà la fine!!
L.
 
J. Eugenides “La trama del matrimonio” edito da Mondadori, 478 pag, prezzo di copertina €20
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