“Ma a volte le cose cambiano”

Quattro donne, quattro “amiche”. Ma non pensiamo a quel genere di amicizia tanto in voga e che tanto piace raccontare, alla “Sex and the City”, per intenderci. No, amicizia nella variante più moderna e più comune, oggi. Quattro colleghe, donne che lavorano insieme e pertanto volenti o nolenti si trovano a dividere la loro quotidianità, perché ci sono dei giorni in cui parlare con qualcuno diventa un’esigenza assoluta ed una collega, perché no? Può diventare un’amica, all’occorrenza . Ma ciascuna ha la sua vita e la vive separatamente e indipendentemente dalle altre.

<<Ma allora non avevo ancora iniziato a perdere gli anni. Quando guardavo indietro, li trovavo sempre al loro posto, in bell’ordine, precisi e netti, schierati in fila indiana, come un esercito di soldatini giocattolo, erano tutti lì e prima di compiere ventidue anni ne avevo ventuno, e prima ancora venti, e prima ancora diciannove, era facile come imparare a contare sulle dita. Ora sto per compierne trentasette e cerco di non voltarmi mai indietro, perché non so troppo bene dove siano finiti i miei ultimi dieci anni, non capisco in quale buco ho perso i ventiquattro, per esempio, o dove mi sono spariti i ventisei, o cosa mi è successo quando ne ho compiuti ventinove, ma la verità è che non me li ricordo, non sono cosciente di averli vissuti, è come se il tempo divorasse se stesso, come se ogni giorno che passa mi rubasse un giorno già trascorso, come se gli anni si annullassero fra loro.>>

Ma, se è vero che una donna è complicata per definizione, una donna adulta lo è molto molto di più. Ognuna con il suo bagaglio di errori e amarezze, fa i conti con quel che si è fatto e quel che resta della propria vita e come meglio viverla e ricominciare, se possibile.

<<Sono sicura che non sarò mai come loro, ma ho smesso di sperare che il caso mi tratti molto meglio, e forse il problema è che la gente sfortunata finisce sempre per assomigliarsi.>>

Donne che amano, che tradiscono e vengono tradite. Donne indipendenti ma sole, forti nella loro debolezza.

<<Allora mi vennero le lacrime agli occhi e ricordai che io ero sempre stata felice, che ho quest’abitudine, e la speranza, la fiducia e addirittura la curiosità per un futuro che avevo creduto di seppellire nella stessa tomba con il mio amore perduto, ballarono di nuovo davanti ai miei occhi.>>

E così ti scopri a vivere un’ossessione come Rosa e ti rivedi nella solitudine di Marisa ma speri ancora in una svolta come accade ad Ana e in un’altra occasione come Fran…

<<Così sapevo che se mi lasciavo sfuggire quell’uomo, mi sarei preparata un futuro di completa solitudine, l’orizzonte che già intravedevo quando la fortuna aveva tirato per me dei dadi che sicuramente non mi toccavano, ed era uscito un tre. Avrei potuto avere un sei, ma la metà di sei è molto più di zero, e dormire da sola la notte è come non avere nulla, ma pur sapendo tutto questo non sapevo che fare della mia vita. Non avevo mai immaginato che cercare di essere felice potesse rivelarsi così difficile. Eppure questa fu l’unica cosa che feci per molto tempo, tentai di essere felice, di approfittare di quanto portava di buono quel tempo che passava in fretta e sembrava non passare mai…>>

***

<<Ma a volte le cose cambiano. Sembra impossibile, e incredibile, ma a volte capita.>> 

“Atlante di geografia umana”
Almudena Grandes
edito da Guanda,
438 pag.
QUI la mia precedente lettura! Enjoy!