“E’finita, Zio, è finita. Sei stato eliminato”

“Lo Zio” non è un boss come gli altri.
Certo, fa esattamente tutto ciò che un tipico boss della Camorra deve fare, e il suo lo fa maledettamente bene, per così dire.

Tuttavia ha una passione singolare. Un vero e proprio culto, un appuntamento fisso e imperdibile durante il quale non c’è impegno che tenga.

Il Grande Fratello.

Accade che, come in ogni storia di mafia che si rispetti, lo Zio viene tradito, sfuggendo ad una retata per un soffio: sparisce nel nulla portando con se solo la consorte Gessica, appassionata lettrice di Zafòn, e neanche i suoi vice – i 5 mostri– ne sanno più niente. Per riuscire a comunicare con lui e rivelargli il nome del traditore non ci sarà altra soluzione che il GF, appunto, poiché sono assolutamente certi che non ne perderà neanche una puntata, ovunque si trovi.

Assoldano così un pesce piccolo dei Quartieri Spagnoli, incensurato e grottescamente adatto al ruolo di gieffino, Anthony: sopracciglia ad ali di gabbiano, depilato, <<magro, abbronzatissimo, praticamente tumefatto. Una specie di vip del terzo mondo>>…

<<La madre di Anthony non lo doveva sapere. Lei credeva che quel giovanotto messo al mondo vent’anni prima con la buonanima di Antonio Guardascione – grande conoscitore del sottosuolo partenopeo ed esperto delle rapine “col buco”, fatto fuori da un poliziotto dopo essere sbucato nella banca sbagliata – fosse un bravo ragazzo. Che si limitasse, cioè, a vendere qualche stecca di hashish e a fare piccoli furti. Mai avrebbe creduto che da un giorno all’altro sarebbe diventato un aspirante gieffino.
Saperlo, le avrebbe spezzato il cuore>>

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Anthony verrà sottoposto ad un estenuante addestramento da Peppino il fetente in uno squallido scantinato: citazioni d’effetto, balletti imbarazzanti, canzoni frizzantine, affinché sia irresistibilmente trash per gli autori del programma, superi i provini ed entri nella casa pronto ad inviare messaggi in codice allo Zio.

E come in ogni storia di mafia che si rispetti, dicevo, non può mancare un cronista di nera, tale Lorenzo Scateni del quotidiano “Cronache del Meridione” e un poliziotto, Woody Alien…

<<La faccia gli si era incasinata definitivamente durante uno scontro a fuoco con i clan della Locride nel periodo in cui prestava servizio alla Questura di Reggio Calabria. Non che prima fosse un adone, per carità. Ma era soltanto brutto, di una bruttezza intellettualoide -alla Woody Allen, appunto, e da qui il primo soprannome- che a qualcuno poteva anche piacere. Poi, durante la sparatoria, un tizio l’aveva preso di mira con la sua calibro 9, ma quando aveva schiacciato il grilletto il proiettile era andato a conficcarsi in una bombola di gas mezzo metro a sinistra. Non l’aveva mica fatto apposta, come nei film di Steven Segal dove il genio del momento spara al barile di benzina poi la pallottola rimbalza e colpisce l’accendino del cattivo che sta dando fuoco alla sigaretta e poi salta tutto in aria e muoiono solo i bastardi. No, quello l’aveva mancato semplicemente perché aveva una mira di merda. Però aveva beccato la bombola del gas , che era esplosa e gli aveva devastato il volto. Su tutto il resto del corpo, neanche un graffio. Ma ormai non somigliava più a Woody Allen, a meno che il regista non si fosse lavato la faccia con l’acido muriatico. Era Woody Alien, un cesso senza via di scampo.>>

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<<Gli avevano assegnato un bulletto di primo pelo, uno di quelli che quando si tratta di sparare girano la pistola in orizzontale come nei film delle gang americane, e si fanno saltare il pezzo di carne fra il pollice e l’indice con lo scarrellamento dell’arma. La polizia riusciva ad arrestarne un sacco grazie alla loro passione cinematografica. Bastava trovare un’arma, individuare residui di pelle e tracce di DNA sul carrello e compararli con quelli di un’ampia cerchia di sospettati. Quando incastrati in un’arma si rinvenivano pezzi di pelle umana, c’era la certezza quasi matematica di poter guardare in faccia il genio del male che l’aveva usata per fare fuoco. Loro lo sapevano, ma continuavano a sparare come i rapper di colore, e gli sbirri continuavano ad arrestarli.
Oltretutto, quello che i killer cinefili non avevano ancora capito era che sparando in orizzontale la precisione del tiro calava drasticamente. Accadeva così che sul luogo di un omicidio gli investigatori trovassero dieci bossoli di pallottole esplose, e due soli proiettili andati a segno. Neanche questo, però, era sufficiente a eradicare la moda dello sparo orizzontale. Il fascino di uccidere un cristiano come se si stesse girando un video di Busta Rhymes era troppo forte.>>

L.

IMG_20190404_233152 - Copia“Nel nome dello ZIO”
S. Piedimonte
edito da Tea,
249 pag.
QUI la mia precedente lettura! Enjoy!

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“E poi furono solo baci e sospiri”

Questa è la storia di Nancy Astley, ma anche di Nan King prima e Neville King poi, delle sue tante vite e delle sue tante donne.

Siamo nell’Inghilterra di fine Ottocento e la nostra storia parte da una taverna di Whitstable dove la giovane Nancy fa l’ostricara; negli anni turbolenti che seguiranno diventerà una vestiarista, una stella del Music-Hall, toccherà il fondo per le strade di Londra e sarà il pupillo di una ricca signora…

Nella sua vita ci sarà Kitty Butler, che le farà scoprire una nuova e sconcertante forma d’amore…

“Era una sensazione meravigliosa, ma anche spaventosa, poiché credi sempre di non meritarti la tua fortuna, di averla ricevuta per sbaglio, al posto di qualcun altro, e di rischiare di perderla alla prima distrazione. E non c’era nulla che non avrei fatto, pensavo, nulla che non avrei sacrificato, per non perdere ciò che avevo ottenuto. Sapevo che Kitty e io provavamo la stessa sensazione, ma naturalmente riguardo a cose diverse.

Avrei dovuto ricordarmene, in seguito”.

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Diana Lethaby la salverà dalla strada, rinchiudendola in una prigione dorata…

“Era vedova, senza figli, ricca e audace, e quindi, benché a un livello notevolmente superiore, abituata come me a ricercare il proprio piacere e come me dura di cuore. Nell’estate del 1892 aveva trentotto anni, quindi era più giovane di quanto lo sia io adesso, ma io, che ne avevo ventidue, la trovavo vecchissima”.

E ancora Florence Banner, idealista e attivista politica…

“Come potrei chiudere occhio in un mondo tanto duro e crudele, quando potrebbe essere diverso? Il lavoro che faccio ha già la sua parte di soddisfazione, sia esso coronato dal successo oppure no”. Bevve il suo tè. “E’ come l’amore”.

L’amore! Arricciai il naso. “Allora credi che l’amore sia già di per sé una ricompensa?”

“Tu no?”

Fantasia Painting(90)

L’autrice ci ha già abituati a storie di amori al femminile, ad ambientazioni dure e al limite dello squallore, ma in Carezze di Velluto ho riscontrato un’insolita, lieve volgarità, del tutto sconosciuta nei libri precedenti e la storia stessa ha una trama piuttosto debole e priva di risvolti inaspettati. Dimentichiamo Affinità e i suoi misteri oppure il grande inganno di Ladra: una vicenda come tante, ma una scrittura come sempre scorrevole ed un’innegabile capacità di entrare in empatia con il lettore. Una lettura che, nonostante tutto, mi ha fatto spegnere la tv e tornare la voglia di macinar libri…

“Era una proposta piuttosto singolare, ma eravamo ragazze con storie un po’ fuori dal comune, ragazze dal passato simile a una scatola dal coperchio che non si chiude. Dovevamo portarcelo dietro con molta attenzione. Pensai che ce la saremmo cavata benissimo, quando Florence finalmente sospirò e sollevò una mano per sfiorarmi. Ce la saremmo cavata benissimo finché le scatole non avessero rovesciato il loro contenuto”.

L.

WP_20190209_12_11_40_Pro“Carezze di Velluto”
S. Waters
edito da Tea,
494 pag.
QUI la mia precedente lettura! Enjoy!

 

best of 2018!

Un altro anno volge al termine: un fiume di parole, tanti prodotti, inci, fisse, passioni. Questo è quanto è accaduto ancora una volta in questo blog. Confesso di essermi seduta qui a tirare le somme senza ancora una vaga idea di quel che avrei scritto perché l’età si allunga e la memoria si accorcia e, ad oggi, il ricordo cosmetico di questi 365 giorni è un’infinità di cose acquistate, usate e finite con più o meno soddisfazione. Ho idea che bisognerà procedere con cautela avventurandoci in questa marea di boccette e tubetti, con passo leggero e buon equilibrio, pescando dal mucchio solo il meglio. Ma procediamo con ordine…

CAPELLI

Capelli, capelli….ricci adorati che quest’anno, facendo i debiti scongiuri, si sono comportati più che bene! In mezzo a tutte le preoccupazioni che hanno affollato la mia testa, i capelli che in passato mi hanno causato notti insonni e lacrime, hanno deciso almeno loro di togliermi di dosso questo fardello ed io, dal canto mio, li ho trattati al meglio delle mie possibilità.

Come sempre mi succede in queste circostanze, la migliore hair-care routine è proprio quella in corso da settembre/ottobre a questa parte e di cui, promesso, vi parlerò molto presto, ma ovviamente non può rientrare in classifica. Iniziamo bene.

Dando uno sguardo a tutti i prodotti per i capelli utilizzati quest’anno, posso con contentezza affermare di non aver preso grosse fregature, tranne una colossale che, è evidente, mi brucia ancora (la Crema Attiva-Ricci Disciplinante Elastica di Domus Olea Toscana). Per il resto è filato tutto liscio, con l’alternanza di prodotti tutti mediamente buoni e soddisfacenti! Decretare un vincitore non è semplice perché si equivale un po’ tutto, ma se proprio devo, la Crema Modellante Ricci di Gyada Cosmetics si merita la vittoria!

Lo styling dei ricci, al di là di quanto erroneamente si possa pensare, è cosa ben complicata! Bisogna cercare di conciliare il volume, la definizione, la leggerezza senza ungere, indurire, ingessare: se un prodotto è molto ricco potrà premiare la cura, il nutrimento e la definizione del riccio a scapito però di volume e leggerezza; per contro, qualcosa che sia leggero tanto da non appesantire i capelli potrebbe darci un riccio aereo e poco definito…e che orrore quel piattume alla radice??! O il boccolo unticcio?!! Ebbene, la Crema Modellante Ricci, sebbene poi non l’abbia più riacquistata (e ciò significa che la curiosità ha prevalso sulla comprovata efficacia, ….in altri termini…niente d’insostituibile) è riuscita perfettamente a coniugare tutti questi aspetti e a soddisfare una testa permalosa come la mia! Inoltre vi durerà molto permettendovi di ammortizzare nel tempo un costo già perfettamente abbordabile! Ottima!

L’affollata hair-care routine di Ruud

Modificate in Lumia Selfie

BIO SKIN-CARE

Questa categoria ha assunto nel corso dell’anno un’importanza e un’attenzione sempre maggiori. Non che prima non ne avesse, ci mancherebbe, solo che spesso si attraversano periodi di ribellione nei confronti di qualcosa…o più semplicemente si focalizza l’attenzione su altro,….capita. Gli ultimi tempi, infatti, mi hanno vista orientarmi su skin care routine sempre più semplificate in virtù del fatto che avessi assodato oramai quanto poco fosse disposta la mia pelle a farsi coccolare. I risultati erano sempre inversamente proporzionali alla cura, l’impegno e i soldi spesi. Sembrava che, quanto meno le dessi, meglio mi ripagasse. Mah. (cosa ampiamente documentata in questo blog, tra l’altro).

Detto ciò, le cose sono drasticamente cambiate e, nell’ultima metà dell’anno, ho ritrovato il gusto di strutturare anche per il viso una routine più complessa, giocosa: mi sono circondata via via di qualche prodotto in più rispetto al mio solito e, se vogliamo, più ricercato.

Vorrei tanto dirvi che l’ultima skin care routine di cui vi ho parlato sarà quella premiata da questo post perché mi piace tanto e mi ha dato così gusto! Inoltre è stata la routine che ha di fatto segnato il passaggio, la transizione di cui vi parlavo. Ma in tutta onestà, per quanto Eterea abbia prodotti ottimi, con un rapporto qualità/prezzo davvero notevole….e per quanto abbia indiscutibilmente amato in particolare la CREMA GIORNO PRODIGIOUS HELIX…beh, no. Non vince Eterea, sorry. C’è qualcosa (e ancora non ho capito cosa, damn!) che mi dà noia, che mi causa l’insorgere di qualche, seppur minima (ma costante) imperfezione. E me lo sta facendo di nuovo questo scherzetto, anche con i prodotti appena introdotti, sempre dello stesso marchio. Devo indagare…

A dire il vero io un preferitissimo che vince a mani basse la categoria ce l’ho…ma, purtroppo, non ho avuto ancora modo di dedicargli un post! Lo uso da 2 mesi ed è quanto di più confortevole, performante, lussuoso … adorabile mi sia capitato per le mani negli ultimi tempi! Fuori concorso, purtroppo…

Ma allora…chi vince? Ebbene, la routine Hauschka, naturalmente! Pochi prodotti, pochi gesti essenziali, ….ma i risultati che ho avuto sin da subito sono stati a dir poco eccezionali! In tutti i mesi di utilizzo ho goduto di una pelle praticamente perfetta, equilibrata, morbida, rosea…! E se proprio dovessi scegliere un solo prodotto da eleggere a vincitore della categoria, beh sarebbe la CREMA ALLA ROSA PER IL GIORNO poiché, la medesima routine con la Crema alla Cotogna non ha prodotto gli stessi, incredibili risultati! Ad ogni modo sono sempre più convinta che il successo della routine Hauschka sia…la routine stessa. I prodotti sono perfettamente bilanciati tra loro e sono convinta che, presi singolarmente, non siano altrettanto performanti!

Un capolavoro di routine!

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BODY CARE

Questa probabilmente è la categoria più nutrita e, mi rendo conto, ciò di cui ho scritto di più in assoluto quest’anno (…ma anche i precedenti). Il fatto è che io sono un po’ in fissa con tutto ma i prodotti corpo, nei confronti dei quali non conosco pigrizia e/o stanchezza e che uso religiosamente così come faccio per viso, capelli, ecc…, si consumano di fatto più velocemente e in definitiva, se ne usano molti, molti di più. Anche qui c’è una piccola indecisione: durante l’ultimo anno non ho incontrato nulla di assolutamente eccezionale e strabiliante, ma di sicuro una menzione d’onore spetta all’onnipresente, sfruttatissimo, usurato, plurirammendato GUANTO KESSA! Uno strumento che francamente può fare la differenza contribuendo a mantenere una pelle costantemente liscia e morbida (ovviamente inquadrato in una routine fatta come si deve)! Certamente un altro prodotto che ha avuto la capacità di stupirmi, se fosse ancora possibile, è il SAPONE NERO D’ALEPPO: un’esfoliazione differente, una pulizia profonda ed un piacevolissimo effetto rinfrescante, defaticante e rinvigorente! Un prodotto che certamente potrei ricomprare! Chi vince, allora? Non posso esimermi dall’incoronare la mia travolgente passione per il miele, che ancora incredibilmente tiene banco! In particolar modo e, in rappresentanza della categoria, cito quella che è stata la crema centellinata nell’arco dell’estate, quel prodotto tanto godurioso quanto efficace: la ORGANIC MANUKA HONEY SKIN LOTION di DR.ORGANIC! Nutriente ed irresistibile! (cavolo, l’anno prossimo vorrei che vincesse un prodotto anti-cellulite, però!!!)

#honeyaddicted

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MAKE-UP NATURALE

Facile!! Il ROSSETTO ROSSO trionfa su tutto, credo che l’abbiate indovinato! Si, la mia passione per questa vera e propria icona make-up, sbocciata lo scorso anno, è andata via via consolidandosi, diventando al tempo stesso un irrinunciabile quotidiano, un oggetto da collezione ed una vera e propria fissa, come mio solito! Ritengo di non sbagliare nell’affermare di non aver quasi mai indossato nulla che non fosse una gradazione di rosso per tutto l’anno ed in wish list, a ben vedere, ho ancora rossetti rossi come se non fosse già sufficientemente folle comprare di continuo lo stesso colore, …come solo un profano potrebbe affermare! Già…ma quale rosso far vincere, se possibile? Di certo i Mulac sono stati una mia grande riscoperta; il GREEN ME LIPS & CHEEKS RED BOOST 04 l’ha fatta da padrone per tutta l’estate ed è stata la mia scelta quotidiana anche in vacanza! Di alcune new entry particolarmente degne di nota non abbiamo ancora parlato, uffa….ma ci sono alcuni rossetti che devo far vincere per rapporto qualità prezzo, scrivenza, comfort, durevolezza e gamma colori: 3 dei miei 4 Avril meritano assolutamente il podio!!

assi di cuori e due di picche

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LETTURE

Anche per questa categoria non ho grosse difficoltà a premiare un vincitore, ma solo perché non c’è affatto l’imbarazzo della scelta! Purtroppo mi sono capitate un paio di libri noiosi (fossi in voi eviterei la saga di Sharpe di Cornwell) oltre ogni dire ed in generale non è stato un anno felice per la scelta delle letture (“Manola”…che delusione)! “Alle cinque al Plaza” di Katherine Mosby è stato piacevole, scorrevole, ben scritto: un momento di vera evasione! Lo consiglio caldamente!

“non è facile passare il testimone dei sogni irrealizzati”

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VIAGGI

Anche qui non ho dubbi….e come potrei?! Innanzitutto perché non è che mi sia mossa tanto quest’anno, salvo qualche trasfertina Milanese, un week-end a Torino e il consueto salto al Sana! Ovviamente nulla che possa neanche lontanamente eguagliare il mio viaggio estivo in Irlanda, meta tanto sognata. Non posso più aggiungere nulla a quanto già detto nel post dedicato, solo che sono stati i 10 giorni più belli dell’intero anno…vi sembra poco?

Céad mìle fàilte! (l’Irlanda in 10 scatti+1)

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SCELTO DA VOI…

E concludiamo questa carrellata come di consueto con il post che ha ricevuto più visualizzazioni nel corso di questo lungo 2018! Rimango sempre un po’ perplessa nel constatare quanto poco vengano premiati post su cui punto, ai quali tengo e, al contrario, quanto vengano apprezzati, inaspettatamente, altri a cui non avrei dato una lira, per dirla in maniera vintage…

Tuttavia, sebbene i prodotti di questo post non avessero nulla di particolarmente eccitante, le “scoperte dell’acqua calda” quelle sì, sono state in uso da allora sino ad oggi e riconfermo la validità delle stesse! Di sicuro pettinare accuratamente i capelli prima di lavarli ha tutta una serie di notevoli vantaggi e, al tempo stesso, l’uso dei teli in microfibra mi pare ancora oggi una di quelle abitudini ritenute indispensabili ed in merito alle quali mi viene da dire “ma come ho fatto a non pensarci prima…”? Il post è questo ed è stato il primo articolo dell’anno!

L’ultima hair-care e le scoperte dell’acqua calda!

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Questo è quanto signori! Ogni volta la scelta si fa più ardua, ma sono abbastanza sicura di aver premiato proprio il meglio! Ci vediamo il prossimo anno per un nuovo fiume di parole, tanti prodotti, inci, fisse, passioni… se avrete ancora la bontà, la pazienza e la voglia di leggermi (…ma c’è ancora qualcuno che legge i blog?!)…

L.

Manola. Ma soprattutto Ortensia e Anemone

Questa è la storia delle gemelle più improbabili che si possano immaginare. Non sono semplicemente “diverse”, no: sono completamente, assolutamente, straordinariamente opposte sotto qualsiasi punto di vista. E lo saranno per tutta la vita, anche quando, curiosamente, i loro ruoli e modi di essere si invertiranno.

Faranno visita a Manola, una cartomante, e si racconteranno. Le confideranno ogni più piccolo segreto, ogni successo, ogni fallimento. Qualsiasi cosa accada loro, l’amore, l’abbandono, la malattia, la rivincita, e questo per sempre.

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Ortensia. “Guardi la treccia dei miei capelli, si accompagna meravigliosamente al mio stile crepuscolare, come un’abbadessa al suo convento. Non l’ho mai scorciata. Io, Manola, non butto via niente di me. Ogni cosa, anche la più logora, conserva dentro di sé un sussurro che non posso permettermi di smarrire. La treccia è la mia miccia. Sovente vedo qualche fiammella sprigionarsi oltre l’arco della fronte, mentre la treccia, lentamente, si solleva in aria. Forse un giorno finalmente mi condurrà con sé. Il mio corpo si sgretolerà in un pulviscolo magnetico, e io sarò ovunque.”

Anemone. “Il futuro non lo so cos’è. Di sicuro dura poco, come tutto. Ogni volta che mi cade sul collo una preoccupazione, io penso subito che comunque finirà, e che presto arriverà un altro presente bello pulito. Allora mi siedo ad aspettarlo, ed evito inutili sofferenze. Tanto, Manola, si sopravvive sempre e comunque, e tutti si consolano. Io sono una persona contenta, ho un bel sole sopra di me, e un paio di mutandine di lurex luccicante sotto di me. E questo mi basta.”

…e Manola?

“Orty, pensi che potremo tornare indietro?”

“Non lo so, chiedilo a Manola…”

“Non serve” ha detto mia sorella, “tanto non ci ha mai risposto.”

Una valanga di aneddoti, il desiderio di raccontarsi, di dichiarare a voce alta le nostre paure, i mostri che popolano la vita di ognuno di noi, non per avere approvazione, ascolto o consiglio (tanto che Manola non proferisce parola) ma, probabilmente, come antidoto alla solitudine, all’incomprensione e all’incomunicabilità. Il tutto nel puro stile tagliente ed esplicito della Mazzantini. Ma soprattutto (e inspiegabilmente, per quanto mi riguarda) grottesco come se la vita, quella vera e reale di ognuno di noi, in fondo, non lo fosse già a sufficienza.

L.

WP_20181125_15_36_34_Pro“Manola”
M. Mazzantini
edito da Mondadori,
249 pag.
QUI la mia precedente lettura! Enjoy!

 

 

 

Lolita, alla rovescia.

Una cittadina Irlandese degli anni 50, il quindicenne Alex e Mrs Grey, la mamma del suo migliore amico, di 20 anni più grande. Questa è una storia d’incontri furtivi, passioni proibite, primi amori, vecchi materassi per terra e sedili posteriori di una vecchia Giardinetta. Ma più di tutto questa è la storia di un’iniziazione, un ragazzo che diventa uomo in un’estate, arso dal sole cocente e dall’amore.

“E lei era unica, per me. Non sapevo dove collocarla nella scala umana. Non davvero una donna, come mia madre, e di certo non come le ragazze di mia conoscenza, lei era, come credo di aver già detto, di un genere tutto suo. Al tempo stesso era la femminilità nella sua essenza, il metro stesso con cui, consciamente o inconsciamente, ho misurato tutte le donne che sono venute dopo di lei nella mia vita”

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Ma non solo. I ricordi di quell’estate con Mrs Gray s’intrecciano con la scomparsa prematura e violenta di sua figlia, la fragilità di sua moglie e di una diva-collega da salvare dal suo mal di vivere e così, l’ormai maturo Alexander, si ritrova volente o nolente a tirare le somme della sua vita.

“Anche qui, ha detto, a questo tavolo, la luce che è l’immagine dei miei occhi ci mette un tempo, un tempo minuscolo, infinitesimale, ma pur sempre un tempo, a raggiungere i suoi occhi, e così accade che ovunque guardiamo, ovunque, guardiamo nel passato”

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La rivincita dell’universo femminile rispetto alla visione Nabokoviana? Probabilmente, ma siamo lontano anni luce dal delirio passionale di Mr Humbert e dal completo, soggiogante potere della mutevole Dolores, purtroppo.

“E da qualche parte Mrs Gray è sopravvissuta, magari sopravvive ancora, ancora giovane, e ancora mi ricorda come io ricordo lei. A quale regno eterno devo credere, quale sceglierò? Nessuno dei due, poiché tutti i miei morti sono vivi per me e il passato è un luminoso presente eterno”

L.

IMG_20180915_154901“Una educazione amorosa”

J. Banville

edito da Guanda,

280 pag.

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Mr. Sharpe dovrà marciare ancora…

Pochi mesi fa avevamo lasciato Richard Sharpe, ormai sergente e ricco grazie al tesoro sottratto al cadavere di Tippu. Avevamo assistito alla vera storia della presa di Seringapatam ed in questo secondo atto lo ritroviamo a distanza di qualche anno, sempre in India. Si unirà al colonnello McCandless per catturare il maggiore Dodd, traditore dell’esercito di sua Maestà e autore del massacro di Chasalgaon a cui Sharpe soppravvive per miracolo. Proprio le conversazioni tra i due offrono gli spunti più simpatici del libro…

<<E’ il caldo, Sharpe, ne sono convinto. Quanto più procedi verso sud, tanto più il peccato serpeggia nel genere femminile. E non c’è proprio di che stupirsi. All’inferno si brucia ed è all’inferno che bruciano i peccatori.>>

<<Allora secondo voi, signore, il paradiso è gelido?>>

<<Mi piace pensare che abbia un clima tonificante>> rispose il colonnello, in tono serio <<un po’ come la Scozia, suppongo>>

Ritroveremo il detestabile Hakeswill e il futuro duca di Wellington, sir Arthur Wellesley, proprio al fianco del quale Sharpe diventerà sottotenente combattendo la straordinaria battaglia di Assaye…

<<La cornamusa riprese a suonare e quella musica selvaggia parve infondere nuovo vigore nei passi degli Highlander. Camminavano verso la morte, ma in perfetto ordine e con apparente calma. Non c’era da stupirsi che si componessero canzoni sugli scozzesi, pensò Sharpe>>

Gli avvenimenti storici, come l’assedio di Ahmadnagar e la battaglia di Assaye sono realmente accaduti e riportati in queste pagine fedelmente, lo stesso dicasi di molti personaggi di questo romanzo.

Amo leggere di battaglie, fino ai dettagli più truculenti, ma quel che manca alla saga di Sharpe, secondo me, è il fatto che non esistano parallelamente vicende personali, storie di amori e amicizia, qualcosa che ci permetta di affezionarci ai personaggi, cosa di cui è maestro Cornwell. Ed è per questo che, anche il secondo volume, si è fatto leggere a fatica, sebbene ben scritto, ma noioso e soporifero.

 

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<<Fissò il 78° e capì che nessun esercito al mondo avrebbe potuto fermare simili uomini>> 

 

WP_20180617_10_31_02_Pro“Territorio Nemico”,
B. Cornwell
edito da Tea, 447 pag.
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“non è facile passare il testimone dei sogni irrealizzati”

“Nella vita, quasi sempre, c’è un momento cruciale, un punto che divide il tempo in prima e dopo: un incidente, una storia d’amore, un viaggio, o forse una morte. Per Spencer, le quattro cose, come i punti cardinali di una bussola, si combinarono dando forma a Lillian Dawes. E siccome è impossibile assistere a un dramma senza conservarne i segni, questa donna fu anche per me la grande svolta.”

Questa è la storia di Gabriel, Spencer e Lillian. Ed è proprio la voce del diciassettenne Gabriel, appena espulso dal collegio maschile di Renwick, a narrarci la delicata storia di un’afosa estate newyorkes degli anni cinquanta.

Gabriel si trasferisce nell’appartamento di Spencer, suo fratello maggiore: orfani di entrambi i genitori, appartengono ad una famiglia ricca ed aristocratica. Spencer è uno scrittore. Bello, apprezzato ed ammirato, brillante. Conquista tutti, me inclusa.

“Sono pigro e dissoluto di natura, e ho gusti dispendiosi per educazione”

Le loro vite s’imbattono in quella di una giovane donna stravagante, Lillian Dawes

“Le finanze di Lillian erano ambigue, ma sembrava fare in modo di guadagnare giusto il necessario per soddisfare certe stravaganze; traeva un piacere edonistico e sfrenato nel concedersi certi lussi scelti con attenzione osservando, in altri campi, un regime di frugalità quasi penitenziale.”

Entrambi i fratelli ne restano inevitabilmente ammaliati, anche se Gabriel dovrà accontentarsi di venerarla da lontano.

“Feci una smorfia a Spencer per comunicargli un muto “vedi?” e presi posto a tavola. Lillian ci raggiunse un attimo dopo con un prendisole senza maniche e constatai con piacere il rossetto rosso acceso che le avevo comprato. Nel vedere la sua mano sfiorare quella di Spencer mentre prendeva il tovagliolo, capii che tra loro esisteva una complicità, per quanto timida e discreta, dalla quale io ero escluso.”

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Attorno a loro gravitano una serie di personaggi irresistibili, come zia Grace e sua figlia Hadley, gli amici di Spencer Clayton Prather e Beckwith, ma soprattutto zia Lavinia…

“Dopo qualche serata, mi fu chiaro che i valori mondani che apprezzava di più erano, nell’ordine, pensiero originale, umorismo agile, bellezza eccezionale; tutti gli altri erano solo zavorre sociali.”

E sarà proprio Gabriel con la sua adolescenziale ossessione per Lillian a coglierne particolari e segreti, insospettabili agli occhi di Spencer. “La prosa elegante e poetica di Katherine Mosby è scorrevole come velluto” ha scritto il Publishers Weekly ed io sono assolutamente d’accordo; non solo: la voce di Gabriel è talmente autentica dal rendere incredibilmente vividi pensieri, immagini e situazioni, trasformando il lettore in spettatore. Il libro, tuttavia, entra nel vivo solo ad una cinquantina di pagine dal finale (che, tra l’altro, non rende merito al resto della trama), ma da sole valgono l’intero romanzo.

“zia Lavinia, andiamo al Plaza a prendere i tramezzini mignon e i pasticcini che ti piacciono tanto”, proposi. “Offro io. Ho voglia di fare follie. Pensavo a una dozzina di bignè a testa, che ne dici?”

Zia Lavinia mi diede un colpetto sul braccio e rise. “Sei proprio un bambino, mio caro, ma dopotutto, lo sono anch’io. Ti seguo. Per principio ho sempre incoraggiato i vizi innocenti e i piccoli piaceri immeritati.”

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“Alle cinque al Plaza”,
K. Mosby
edito da Frassinelli, 276 pag., prezzo di copertina €17,90
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Incontro con Sharpe

Questo è il primo capitolo della saga “Le avventure di Richard Sharpe”: ci troviamo davanti un giovane soldato dell’esercito di sua maestà Re Giorgio III, ex ladro/scassinatore, arruolatosi per sfuggire alla forca e con la determinata intenzione di disertare. Non esattamente un esempio di virtù, ma spregiudicato e coraggioso.

“..il vostro soldato Sharpe…” disse

“Il sergente Sharpe, adesso, signore.”

“Il vostro sergente Sharpe, allora. E’ un brav’uomo, tenente”

“Sì signore” -replicò Lawford- “lo è”

“Se sopravvive, farà carriera”

“Se sopravvive, signore, sì”.

L’esercito inglese è in India e prepara la presa di Seringapatam. I soldati non si sentono uniti sotto la stessa bandiera, come sempre accade quando si parla del rapporto di eterno conflitto tra Inglesi (“the enemy”, come mi dissero una volta a Edimburgo), Scozzesi e Irlandesi in particolare.

“Qual è la cosa più bella che uno scozzese abbia mai visto? Rispondete!”

-nessuno si azzardò a farlo- 

“la strada che porta in Inghilterra, ecco qual è.”

Sharpe viene scelto assieme al tenente Lawford per intrufolarsi in città e tentare di liberare il colonnello McCandless.

“…nell’attesa McCandless pregava, Hakeswill si faceva beffe di loro, Lawford si preoccupava e Sharpe imparava l’alfabeto…”

Una città fortificata, il rajah detronizzato e ridotto in povertà, il potere usurpato da un sultano di fede musulmana che prepara una grande trappola per l’esercito inglese, e la possibilità di riscatto per Richard Sharpe. La vera storia della presa di Seringapatam e la fantasia di uno scrittore d’eccezione che s’intrecciano, in puro stile Cornwell.

“Sono un grande peccatore” -aveva scritto nella sua bella grafia araba- “e tu, Allah, sei un oceano di misericordia. Rispetto alla tua pietà, che cosa sono i miei peccati?”

Questo è il primo volume della fortunata saga di Sharpe, scritta da Bernard Cornwell, che conta oltre 20 episodi, di cui appena la metà è stata tradotta in italiano. E’ stata prodotta anche una serie tv, mai trasmessa in Italia mi pare, con il fascinoso Sean Bean come protagonista (per intenderci, il mai dimenticato Boromir de “Il Signore degli Anelli”).

Cornwell è uno degli scrittori che, ad oggi, elenco ancora tra i miei preferitissimi…sebbene le mie ultime letture non siano state un granché, inclusa quest’ultima. Dalla sua penna sono stati generati capolavori assoluti come la pentalogia di Excalibur e la trilogia della ricerca del Graal, ma anche super flop come la saga dei Re Sassoni (di cui ho letto 4 volumi), semi-flop come “L’eroe di Poitiers” e, appunto “La sfida della tigre”. La bella notizia è che, finalmente, questo libro francamente noioso, è finito. La cattiva è che ho altri 8 volumi de Le avventure di Richard Sharpe da leggere.

Cristo!” bestemmiò.

“Sharpe!” lo rimproverò McCandless.

“Stavo pregando, signore. Perché questo è un brutt’affare, signore, proprio un brutt’affare.”

L.

WP_20180217_19_13_55_Pro“La sfida della tigre”,
B. Cornwell

edito da Tea, 450 pag., prezzo di copertina €8,60
QUI la mia precedente lettura! Enjoy!

 

 

“lasciami rimanere.”

Esther Hammerhans ha deciso di affittare una stanza di casa sua. E’ una donna sola e il vuoto lasciato da suo marito Michael grava sulla sua esistenza come un macigno.

<<Michael vorrebbe che tu trovassi qualcuno e lo baciassi. Se fosse qui ti ordinerebbe di farlo immediatamente.>> Se fosse qui, pensò Esther mentre appallottolava il bacio di Beth e lo gettava nel cestino, se lui fosse qui, accidenti, non ne avrei bisogno>>

Ben presto si presenta alla sua porta Mr Chartwell, intenzionato a vivere lì, stravolgendone l’esistenza.

<<La varietà>> sentenziò, deliziato da quello che stava per dire <<è il dado della vita. A volte si vince, a volte si perde.>> si girò leggermente verso di lei <<A volte si vince, a volte si perde. Però, Esther, non puoi non giocare.>>

Vedete, a Mr Chartwell quella sistemazione torna davvero utile. Gli serve un posto piuttosto vicino alla sua attuale occupazione, per andare e venire comodamente. Mr Chartwell è impiegato al servizio di Sir Winston Churchill.

<<Sto per andare in pensione, il mio lavoro è finito. Non ho impegni futuri a cui guardare, qualcosa su cui ho sempre fatto affidamento per tirare avanti, la speranza che farò meglio, che riparerò agli errori, che alla fine ti sconfiggerò. Non più. Questa volta non ho più tempo. Che crudeltà da infliggere a un uomo.>>

L’inquilino di Esther è davvero un tipo bizzarro. Oscura la stanza mettendo la sua ingombrante figura davanti alla finestra; dorme nel corridoio, con l’imponente mole addossata alla sua porta; Mr Chartwell mette le pesanti zampe sulle sue spalle, il suo testone in grembo; mastica pietre in un angolo della stanza. Mr Chartwell è solitudine, angoscia, depressione.

<<Esther teneva lo sguardo fisso, cieca a tutto. Era sdraiata sulla sua metà di materasso. Con una mano esplorò l’altra, che si rivelò un dizionario della perdita.>>

Mr Chartwell è il famoso cane nero di Churchill, contro cui ha lottato per gran parte della sua vita. Vorace e fedelissimo, l’ultimo amico di molti. E’ l’estate del 1964, Churchill sta per congedarsi da Primo Ministro ed intanto Esther si strugge di nostalgia.

Visionario e penetrante, “Il cane nero” è un viaggio nel lato oscuro della mente e del cuore, è la paura che prende forma e si fa strada in casa e nella vita: “a volte si vince, a volte si perde”…ed Esther e Churchill ce la faranno?

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Davvero bello, non pensiate sia una lettura triste o pesante! Un tema delicato in una visione del tutto innovativa, che non manca di un pizzico di humor!

<<Ci sono giorni, come questo, che trovo invitanti quanto una prima colazione a base di funghi velenosi.>>

L.

WP_20171029_07_21_13_Pro“Il cane nero”,
R. Hunt
edito da Tea, 250 pag., prezzo di copertina €11,00

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Memphis-Manhattan e ritorno

 

La vita di Phillip Carver è ormai lontana da Memphis, la città della sua adolescenza; a Manhattan conduce un’esistenza tranquilla con il suo lavoro in una casa editrice e la convivenza con Holly che procede tra alti e bassi.
Sua madre è venuta a mancare da non molto, portandosi via il suo mal di vivere…

<<Non essere così difficile, figlio mio  -disse-  Qualche volta la seconda alternativa è meglio di quanto sarebbe stata la prima.>>

A Memphis ci sono le sue imbarazzanti sorelle maggiori, Betsy e Jo…

<<La cosa brutta era che con figure ormai per nulla giovanili si addobbavano secondo la moda più estrema, che solo le silfidi più abbaglianti avrebbero dovuto osare, in qualsiasi anno. Se, per esempio, per i vestiti da sera andavano le scollature profonde sulla schiena, avevano la schiena nuda fino alla divisione delle loro natiche robuste. O se erano di moda gli scolli profondi, allora i loro sprofondavano tra i seni colossali in pratica fino all’ombelico. Se andavano le gonne con lo spacco, allora le mie sorelle facevano mostra di sé ben sopra il ginocchio, esponendo cosce carnose che a quel punto della loro esistenza avevano raggiunto dimensioni davvero notevoli>>

…. e suo padre, l’ottuagenario, stimato avvocato George Carver che d’improvviso sostituisce le partite a canasta con un gruppo di anziane vedove, con  serate danzanti in vari locali notturni. Come se ciò non bastasse, decide di risposarsi con una donna molto più giovane: Phillip viene richiamato alla base dalle sorelle, per impedire il matrimonio…

<<Ma i nomi stessi di quei posti di fatto possono dire di più di qualsiasi mia descrizione. Mio padre, che agli occhi di tutti aveva sempre rappresentato l’incarnazione del decoro domestico, veniva visto al Luna Blu, al Pappagallo Giallo, al Lanterna Rossa. Comparve una sera d’autunno al Luna Blu insieme a una di quelle donne più giovani di cui ho detto (senza nome in tutti i racconti, e senza età)

Dall’istante in cui alza il ricevitore, Phillip non ha pace: ripiombato in un vortice di ricordi, sarà costretto a tornare, suo malgrado, a Memphis.

<<Dopo ogni partenza del genere da Memphis era di meraviglioso conforto e rassicurazione vedere Holly Kaplan, tornando da La Guardia all’Ottantaduesima Strada. I suoi ragionevoli capelli alla maschietta, castani con qualche primo filo bianco, soprattutto nella frangetta dritta sulla fronte, e le scarpe basse e la camicetta bianca a maniche corte sulla gonna scura e il semplice orologio come unico ornamento, mi dicevano di Memphis proprio quello che mi era sembrato dirmi Manhattan il primo giorno che ci ero arrivato: la vita non deve per forza essere come quella di Memphis>>

Premio Pulitzer nel 1987, malinconico e comicamente amaro , è stato un buon compagno di viaggio, specie durante la lunga notte trascorsa in aeroporto o le 2h e 30 di intercity Cracovia-Varsavia….

L.

<<All’epoca naturalmente accettavo la dottrina di Holly secondo la quale non solo i genitori devono essere perdonati per tutte le ingiustizie e le crudeltà inconsce del ruolo parentale, ma anche per l’egoismo che era di fatto loro richiesto per rimanere esseri umani e non ridursi a custodi dei giovani. Questa era una cosa di cui ricordarsi, non da dimenticare. Era una cosa da accettare e perfino da accogliere con favore, non da dimenticare o perdonare>>

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“Ritorno a Memphis”,
P. Taylor
edito da Giano, 239 pag., prezzo di copertina €16,00

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