“lasciami rimanere.”

Esther Hammerhans ha deciso di affittare una stanza di casa sua. E’ una donna sola e il vuoto lasciato da suo marito Michael grava sulla sua esistenza come un macigno.

<<Michael vorrebbe che tu trovassi qualcuno e lo baciassi. Se fosse qui ti ordinerebbe di farlo immediatamente.>> Se fosse qui, pensò Esther mentre appallottolava il bacio di Beth e lo gettava nel cestino, se lui fosse qui, accidenti, non ne avrei bisogno>>

Ben presto si presenta alla sua porta Mr Chartwell, intenzionato a vivere lì, stravolgendone l’esistenza.

<<La varietà>> sentenziò, deliziato da quello che stava per dire <<è il dado della vita. A volte si vince, a volte si perde.>> si girò leggermente verso di lei <<A volte si vince, a volte si perde. Però, Esther, non puoi non giocare.>>

Vedete, a Mr Chartwell quella sistemazione torna davvero utile. Gli serve un posto piuttosto vicino alla sua attuale occupazione, per andare e venire comodamente. Mr Chartwell è impiegato al servizio di Sir Winston Churchill.

<<Sto per andare in pensione, il mio lavoro è finito. Non ho impegni futuri a cui guardare, qualcosa su cui ho sempre fatto affidamento per tirare avanti, la speranza che farò meglio, che riparerò agli errori, che alla fine ti sconfiggerò. Non più. Questa volta non ho più tempo. Che crudeltà da infliggere a un uomo.>>

L’inquilino di Esther è davvero un tipo bizzarro. Oscura la stanza mettendo la sua ingombrante figura davanti alla finestra; dorme nel corridoio, con l’imponente mole addossata alla sua porta; Mr Chartwell mette le pesanti zampe sulle sue spalle, il suo testone in grembo; mastica pietre in un angolo della stanza. Mr Chartwell è solitudine, angoscia, depressione.

<<Esther teneva lo sguardo fisso, cieca a tutto. Era sdraiata sulla sua metà di materasso. Con una mano esplorò l’altra, che si rivelò un dizionario della perdita.>>

Mr Chartwell è il famoso cane nero di Churchill, contro cui ha lottato per gran parte della sua vita. Vorace e fedelissimo, l’ultimo amico di molti. E’ l’estate del 1964, Churchill sta per congedarsi da Primo Ministro ed intanto Esther si strugge di nostalgia.

Visionario e penetrante, “Il cane nero” è un viaggio nel lato oscuro della mente e del cuore, è la paura che prende forma e si fa strada in casa e nella vita: “a volte si vince, a volte si perde”…ed Esther e Churchill ce la faranno?

Modificate in Lumia Selfie

Davvero bello, non pensiate sia una lettura triste o pesante! Un tema delicato in una visione del tutto innovativa, che non manca di un pizzico di humor!

<<Ci sono giorni, come questo, che trovo invitanti quanto una prima colazione a base di funghi velenosi.>>

L.

WP_20171029_07_21_13_Pro“Il cane nero”,
R. Hunt
edito da Tea, 250 pag., prezzo di copertina €11,00

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Memphis-Manhattan e ritorno

 

La vita di Phillip Carver è ormai lontana da Memphis, la città della sua adolescenza; a Manhattan conduce un’esistenza tranquilla con il suo lavoro in una casa editrice e la convivenza con Holly che procede tra alti e bassi.
Sua madre è venuta a mancare da non molto, portandosi via il suo mal di vivere…

<<Non essere così difficile, figlio mio  -disse-  Qualche volta la seconda alternativa è meglio di quanto sarebbe stata la prima.>>

A Memphis ci sono le sue imbarazzanti sorelle maggiori, Betsy e Jo…

<<La cosa brutta era che con figure ormai per nulla giovanili si addobbavano secondo la moda più estrema, che solo le silfidi più abbaglianti avrebbero dovuto osare, in qualsiasi anno. Se, per esempio, per i vestiti da sera andavano le scollature profonde sulla schiena, avevano la schiena nuda fino alla divisione delle loro natiche robuste. O se erano di moda gli scolli profondi, allora i loro sprofondavano tra i seni colossali in pratica fino all’ombelico. Se andavano le gonne con lo spacco, allora le mie sorelle facevano mostra di sé ben sopra il ginocchio, esponendo cosce carnose che a quel punto della loro esistenza avevano raggiunto dimensioni davvero notevoli>>

…. e suo padre, l’ottuagenario, stimato avvocato George Carver che d’improvviso sostituisce le partite a canasta con un gruppo di anziane vedove, con  serate danzanti in vari locali notturni. Come se ciò non bastasse, decide di risposarsi con una donna molto più giovane: Phillip viene richiamato alla base dalle sorelle, per impedire il matrimonio…

<<Ma i nomi stessi di quei posti di fatto possono dire di più di qualsiasi mia descrizione. Mio padre, che agli occhi di tutti aveva sempre rappresentato l’incarnazione del decoro domestico, veniva visto al Luna Blu, al Pappagallo Giallo, al Lanterna Rossa. Comparve una sera d’autunno al Luna Blu insieme a una di quelle donne più giovani di cui ho detto (senza nome in tutti i racconti, e senza età)

Dall’istante in cui alza il ricevitore, Phillip non ha pace: ripiombato in un vortice di ricordi, sarà costretto a tornare, suo malgrado, a Memphis.

<<Dopo ogni partenza del genere da Memphis era di meraviglioso conforto e rassicurazione vedere Holly Kaplan, tornando da La Guardia all’Ottantaduesima Strada. I suoi ragionevoli capelli alla maschietta, castani con qualche primo filo bianco, soprattutto nella frangetta dritta sulla fronte, e le scarpe basse e la camicetta bianca a maniche corte sulla gonna scura e il semplice orologio come unico ornamento, mi dicevano di Memphis proprio quello che mi era sembrato dirmi Manhattan il primo giorno che ci ero arrivato: la vita non deve per forza essere come quella di Memphis>>

Premio Pulitzer nel 1987, malinconico e comicamente amaro , è stato un buon compagno di viaggio, specie durante la lunga notte trascorsa in aeroporto o le 2h e 30 di intercity Cracovia-Varsavia….

L.

<<All’epoca naturalmente accettavo la dottrina di Holly secondo la quale non solo i genitori devono essere perdonati per tutte le ingiustizie e le crudeltà inconsce del ruolo parentale, ma anche per l’egoismo che era di fatto loro richiesto per rimanere esseri umani e non ridursi a custodi dei giovani. Questa era una cosa di cui ricordarsi, non da dimenticare. Era una cosa da accettare e perfino da accogliere con favore, non da dimenticare o perdonare>>

WP_20170908_22_49_19_Pro

“Ritorno a Memphis”,
P. Taylor
edito da Giano, 239 pag., prezzo di copertina €16,00

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brevi letture da notti insonni

Siete a letto, è notte. Potrebbero essere le 2 o le 3, fa lo stesso: è troppo presto per alzarsi e vorreste dormire, davvero, perché la stanchezza è tanta. Ma se il sonno non arriva, l’unica soluzione è accendere la luce, andare di sotto e scegliere un libro, piccolo, che possiate iniziare e finire in una notte, o anche il giorno dopo se poi il sonno dovesse all’improvviso cogliervi nel mezzo della lettura….

JEAN-PIERRE VERNANT “C’era una volta Ulisse”

Einaudi, €9,50

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I miti greci come si potrebbero raccontare ad un bambino. Ulisse, ma anche Perseo e Medusa: niente che non si sappia già, ma c’è sempre una buona ragione per rileggerli, ancora e ancora. Qualche episodio raccontato in maniera semplicissima e divertente: ma non oltre una notte!

<<…Ulisse ritorna, e in capo a vent’anni, in un certo senso per la memoria di Ulisse, per la sua fedeltà, per quella di Penelope e per il canto del poeta, il tempo viene abolito e Ulisse e Penelope si ritrovano come erano quando si sono sposati, lui di vent’anni, lei di quindici, tanto tempo prima. E Atena rende più lunga la notte, impedendo al sole di levarsi perché quella in cui si ritrovano, lei, Penelope e lui, l’Ulisse dell’astuzia, dell’intelligenza e della fedeltà, sia la più lunga notte coniugale che possa mai essere sognata.>>

“Gustav KLIMT LETTERE E TESTIMONIANZE”

Abscondita, €12,50

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Per chi ama Klimt, come me, questa preziosa raccolta è un’occasione imperdibile per entrare in punta di piedi nella vita del grande maestro, guidati dalla viva voce di lui e di chi l’ha conosciuto: le sue donne, i viaggi, le questioni economiche, le delusioni.  L’uomo, oltre che il genio..

<<So dipingere e disegnare. Lo penso io e lo dicono anche gli altri, ma non sono sicuro che sia vero. Di sicuro so soltanto due cose:

1. non ho mai dipinto un autoritratto. La mia persona come soggetto di un quadro non mi interessa. Mi interessano gli altri, soprattutto le donne, e più ancora le altre forme. Credo che in me non ci sia niente di particolare da vedere. Sono un pittore che dipinge tutti i giorni, dalla mattina alla sera: figure, paesaggi e, più raramente, ritratti.

2.Non valgo molto con le parole, non sono capace di parlare e di scrivere, soprattutto se devo dire qualcosa di me o del mio lavoro. Anche se devo scrivere una semplice lettera mi prende l’angoscia, come se avessi la nausea. Bisognerà dunque rinunciare a un mio autoritratto, artistico e letterario. Non sarà una grande perdita: chi vuole sapere qualcosa di me come artista (che è l’unica cosa che valga la pena di conoscere) deve guardare attentamente i miei quadri. Solo così potrà capire chi sono e cosa voglio.>>

L.

 

Altre letture consigliate…

 

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Andrea e Giustiniana

Lui è Andrea Memmo, patrizio veneziano, di antica e nobile casata; non in una florida situazione economica ma destinato a diventare un importante uomo politico.

<<Non c’è rimedio, siam fatti l’un per l’altro, e lo vedranno in avvenire ma, credi, questo non è il tempo>>

Lei è Giustiniana Wynne, figlia del console inglese a Venezia, bella e desiderabile ma irrimediabilmente segnata dal passato affatto limpido della madre.

<<Io non so ben capir questo amore, perché se tu, anima mia, fai a me la più piccola di queste carezze mi metti tutta in fuoco>>

Siamo nella Venezia della seconda metà del 1700, gli ultimi anni di splendore della Serenissima, prima che la sua fine giungesse per mano di Napoleone durante la Campagna d’Italia.

E’ piuttosto chiaro che il loro è un amore impossibile, ma i due giovani non sono vittime del loro tempo e delle avverse circostanze: porteranno ostinatamente avanti la loro passione clandestinamente, ricorrendo a espedienti e sotterfugi. E se per caso pensaste che si lasci troppo spazio alla fantasia, beh…è una storia vera e possiamo esserne testimoni e venire a conoscenza di fatti e personaggi dalla viva voce dei due amanti, in quanto il libro si basa sulle lettere rinvenute dal padre dell’autore nella soffitta di Palazzo Memmo.

Come spesso accade, la realtà è molto più avventurosa e imprevedibile della più fervida immaginazione…

<<Jane Austen in persona non avrebbe saputo fondere meglio passione, inganno e intrigo in un suo romanzo.>>

People

WP_20170709_14_02_42_Pro“Un Amore Veneziano”      A. di Robilant,                 edito da Corbaccio,          304 pag., prezzo di copertina €18,60
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“perché l’amore non ha rimedio”

“Gli restano trenta minuti prima di incontrare Nora. Lui, però, ne è assolutamente all’oscuro. Eppure è pronto. Ha bisogno di avere una storia. Tutti gli uomini, prima o poi, hanno bisogno di avere una storia loro, per convincersi che gli è capitato qualcosa di bello e indimenticabile almeno una volta nella vita.”

Un triangolo amoroso. A Parigi c’è Louis Blériot, traduttore freelance, squattrinato quarantenne. Un eterno ragazzo nell’aspetto, ma in realtà un uomo  inconcludente e vigliacco, in attesa che la moglie (ovviamente molto più in gamba di lui) lo lasci….

“Per non avere rimorsi lui suonerà di nuovo. Ti ho detto che è finita, griderà l’apparecchio, adesso lasciami in pace. E lui se ne andrà. Uscirà dalla sua vita come si esce da una stanza, scusandosi per aver sbagliato porta.”

A Londra c’è Murphy Blomdale, operatore finanziario di nazionalità americana. Emarginato sul posto di lavoro, fatta eccezione per 3 o 4 colleghi con cui forma una triste cerchia. Esteriormente una specie di gigante, ma dentro, irrimediabilmente, un debole…

“Ma allora, perché non aveva fatto marcia indietro? Che cosa non aveva funzionato nel suo sistema di sicurezza? Perché non era suonata una sirena d’allarme per avvertirlo che avrebbe sofferto così tanto?”

E poi c’è Nora, senza arte né parte, a fare la spola tra la Francia e l’Inghilterra, a sparire e ricomparire come niente fosse, a tenere avvinti questi due uomini che si trascinano nelle loro esistenze nell’attesa del suo ritorno…

“In realtà, senza volerlo, prende ogni volta le fattezze di colui o colei che l’altro attende da anni. Diviene come una proiezione del suo desiderio. Alla fine, tutti lo inseguono, e lui diventa una mera figura che fugge, terribilmente infelice. Murphy deve ammettere che potrebbe essere una valida descrizione di Nora.”

Un libro scritto incredibilmente bene, probabilmente molto più bello nella forma che nella sostanza. Non pensiate sia un libro sull’amore, perché io di amore non ne ho trovato traccia, né di grandi passioni. Forse più un libro su tre anime sole alla ricerca di qualcuno cui aggrapparsi ma che, sfortunatamente, sono tutte troppo deboli per sorreggere persino se stessi.

“In quei momenti, quando sono soli, seduti uno di fronte all’altra, e lei posa i suoi grandi occhi scuri su di lui, l’equazione del loro rapporto gli sembra semplice, quasi naturale: lui la ama, e lei lo inganna. E’ così. Si abituerà, come tutti gli altri.

E’ ovviamente sottinteso che la sua perseveranza l’avrà vinta, e che quanto più lei s’inoltrerà nel tradimento, tanto più il suo amore riuscirà a riprenderla.

Se l’accordo fosse questo, lo firmerebbe a occhi chiusi.

Ma bisogna dire a sua discolpa che è già sotto l’effetto dell’alcol.”

 WP_20170528_16_18_46_Pro“La vita è breve e il desiderio infinito”  P. Lapeyre, edito da Guanda, 285 pag., prezzo di copertina €12,00

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noir austriaco di fine ottocento

<<Rodolfo non si è suicidato e non ha ucciso Maria Vetsera. E’ stato vittima di un assassinio politico>>
Zita, ultima imperatrice d’Austria-Ungheria
 
Quel che accadde a Mayerling nel gennaio del 1889 è, ad oggi, ancora un mistero.
Per chi, come me, è cresciuta nel mito di Sissi non può non essersi imbattuta più di una volta in questa vicenda. Da bambina guardi i film, crescendo visiti i posti della sua storia e leggi biografie…e ogni volta, naturalmente, l’ affaire Mayerling  mi è stato servito in maniera differente.
Fino ad oggi infatti avevo l’idea che Rodolfo fosse <<un donnaiolo impenitente, depresso cronico, affetto da svariate malattie di origine sessuale, morfinomane, alcolizzato, vittima delle tare ereditarie dei Wittelsbach, la casata della madre, Sissi>>  e, aggiungo, in aperto conflitto con il padre e la monarchia ch’egli rappresentava. 
 
<<Ritengo sia mio dovere comunicare che il principe ereditario Rodolfo d’Asburgo non è deceduto per cause naturali….Sua altezza imperiale è stata assassinata>>
Sir Augustus Paget, ambasciatore britannico a Vienna
 
Avevo inoltre un’idea, per così dire, più romantica dell’intera vicenda: secondo alcune fonti pareva che la giovanissima baronessa fosse completamente soggiogata dal fascino maledetto del principe ereditario e che, per quanto malsana, la loro fosse una storia d’amore.
A quanto pare la Vetsera era una delle tante, capitata peraltro in un momento in cui aveva questioni più importanti per la testa, come egli stesso dichiarò. La baronessa, dal canto suo, aveva anche altre frequentazioni.
Quasi certo è che fosse in attesa di un figlio, ma in questo libro l’ipotesi del tentativo di aborto finito in tragedia non viene neanche menzionata; come anche il doppio suicidio concordato che altre fonti riportano (pare che Rodolfo avesse avanzato questa proposta anche ad una sua precedente amante, che a suo tempo aveva rifiutato).
Il libro, grazie ai molti documenti rinvenuti, s’incentra sulla congiura politica.
Ne emerge infatti un quadro inedito, un uomo brillante, politicamente attivo, in aperto contrasto con il kaiser Guglielmo II e il cancelliere di ferro Bismarck e fermo oppositore de La Triplice Alleanza.
Viene messo al centro di 2 potenziali congiure, l’una opposta all’altra, c’è anche l’ipotesi di un delitto passionale…ma, quel che appare ovvio, ormai, è che il dichiarato suicido è stata semplicemente la scelta più comoda per mettere a tacere una vicenda che avrebbe potuto trascinare un impero verso la rovina e uno scandalo senza precedenti.
E la povera Vetsera, allora? …”la giovane ha l’unico torto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato”…
 
L.
 
<<La ferita provocata dallo sparo non si è sviluppata da destra verso sinistra (come è stato dichiarato ufficialmente), ma da sinistra -a partire dalla parte posteriore del capo, da dietro l’orecchio- e dal basso verso l’alto, da dove il proiettile è poi fuoriuscito dalla parte superiore della testa….il revolver rinvenuto accanto al letto non apparteneva al principe. Tutti e sei i proiettili dell’arma risultano essere stati esplosi…>>
Heinrich von Reuss, ambasciatore tedesco a Vienna
WP_20170430_09_40_11_Pro“MAYERLING anatomia di un omicidio”
F. Amodeo & M.J. Cereghino,
edito da MGS PRESS, 167 pag., prezzo di copertina €18,00

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Pessima moglie, madre e imperatrice, ma una donna straordinariamente moderna! Se, come me, siete una Sissi-addicted, consiglio queste altre 2 letture!

 

 

“La torta buona di Marisa” e altre ricette

Una tenuta nella campagna di Agrigento dove trascorrere le vacanze estive; aneddoti di famiglia e ricordi dolcissimi della mamma Elena, perfetta padrona di casa, ma anche di zia Teresa e dell’inarrivabile nonna Maria, oltre che di una serie di amici e parenti di casa a Mosè; e poi consigli utili sul conzare la tavola e sul placement  studiato in base alla personalità dei vari ospiti, cosa da non sottovalutare. Infine alcuni menù (e relative ricette) pensati apposta per determinate ricorrenze.

Tutto questo è Il pranzo di Mosè, di Simonetta Agnello Hornby, libro che ha fatto seguito all’omonimo programma tv.

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Sarebbe potuto essere un libro quantomeno insolito per me, fino ad un paio di anni fa. Oggi, incuriosita e affascinata dalla Sicilia, mi piace di tanto in tanto dedicare qualche giorno a letture che coniughino bei ricordi di famiglia e ottimo cibo della tradizione siciliana. Oltretutto ricordo il programma andato in onda su Real Time con affetto: domenica in tarda mattinata, finestre spalancate ed io in piedi sulle scale indecisa se continuare a lavarle o sedermi a guardare la tv. Vorrei che lo rimandassero in onda perché oggi, ne sono sicura, me lo gusterei comodamente seduta…

L.

wp_20170218_17_03_32_pro“Il pranzo di Mosè” S. Agnello Hornby, edito da Giunti, 211 pag., prezzo di copertina €16,00

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duci come il miele

<<Un uomo, quello voleva, dolce come il miele, puro come la manna, forte come il ferro, caldo come il fuoco.>>

Questa è la storia di quando manna e miele incontrarono ferro e fuoco. E’ la storia di don Francesco barone di Ventimiglia e della sua sposa bambina, Romilda.

<<Il fatto era che la vita cresceva dentro sua moglie, e aveva trasformato quella picciridda in una dea intoccabile. Di fronte a tanta potenza lui si sentiva fragile, indifeso. Perciò ce l’aveva tanto con lei.>>

Un uomo avanti con l’età, nobile per caso, potente e solitario. Una ragazzina duci come il miele, bella e un po’ magica (a me ha subito portato alla mente Remedios la bella di “Cent’anni di solitudine”, la ricordate? E di conseguenza anche la sua versione successiva, riveduta e corretta, de “La casa degli spiriti”, Rosa la bella).

<<“Congratulazioni, signor barone! Avete sbaragliato i concorrenti, anzi il concorrente. Un poco moscio questo Parlato, manco due rilanci ha voluto fare….ma buon per voi. Ora siete il proprietario del convento nella forma, ché nella sostanza lo siete stato subito. Cent’anni di salute a voi che ve lo dovete proprio godere…” L’augurio aveva più il sapore di un anatema e don Francesco fu lesto a fare gli scongiuri frugando con le mani dentro i pantaloni.>>

E poi la  sua famiglia, Alfonso e Maricchia, e i fratelli Tanuzzo, Nino e Mariuzzo, e l’antica arte di “fare manna” (per tutti coloro che si fossero sempre interrogati su cosa fosse questa cosa misteriosa appresa al catechismo…).

<<Il 1870 fu quindi un anno di grandi cambiamenti, per la famiglia Gelardi e per l’Italia tutta: Romilda e Roma erano state prese>>

Ma è anche la storia della Sicilia ai tempi del Risorgimento, dell’unità d’Italia, di Garibaldi e Cavour, i Savoia e i Borbone, di un paese in fermento.

Le aspettative erano alte: la mia attuale passione per la Sicilia, uno dei miei periodi storici preferiti uniti ad un’autrice d’eccezione. Tuttavia le mie precedenti letture della sempre stimata Torregrossa (“Il conto delle minne” e “L’assaggiatrice“) sono state più appassionanti, sebbene questo rimanga comunque un buon libro, scorrevole e ben scritto, non potrebbe essere altrimenti del resto! Ha avuto più il sapore di una grande premessa senza che la trama esplodesse, raggiungesse il suo fulcro. Anche se don Francesco in particolare riserva dei momenti di puro spasso!

<<Ogni donna sperimenta sulla propria pelle il patimento che può temporaneamente offuscare l’armonia delle sue fattezze, minare le sue certezze, farle dimenticare i suoi talenti. Ma il più delle volte la deprivazione può essere motore di una ricerca che la porta a scoprire il suo vero dono, e a dar vita ai suoi frutti migliori in piena libertà. Ma voi, signori, state attenti a non far patire troppo la vostra compagna: perché poi fruttificherà, e tra i suoi frutti più dolci potrebbe scoprire quello proibito della libertà.>>

L.

Una frivolezza: ma quanto è bella questa copertina?!

wp_20161115_22_09_53_pro“Manna e Miele, Ferro e Fuoco”,
G. Torregrossa, edito da Mondadori,
382 pag., prezzo di copertina €19,00
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Lo psicologo e la ballerina

<<Ho imparato che un’amicizia profonda, gratificante, è un’iniziativa che mal si presta a essere intrapresa tardivamente, come la danza o l’informatica>>

Protagonisti di questo romanzo sono “lo psicologo”, un uomo solitario di mezz’età e “la paziente delle quattro”, una conturbante e problematica spogliarellista. Con questi presupposti ritenevo potesse trattarsi di una di quelle storie in cui il confine tra un sano rapporto professionale e un coinvolgimento personale si fa via via più sottile e incerto e labile.

<<Sono passati tanti anni, dice lei, ci conosciamo ancora? E poi, si può davvero conoscere una persona?>>

In realtà il libro si divide tra le lezioni universitarie dello psicologo, la sua complicata relazione con Nina e la terapia della “paziente delle quattro”, che di tutti e tre è paradossalmente l’aspetto più marginale.

<<E come Freud notò fin dall’inizio, in questa vita dobbiamo vedercela con un numero sufficiente di sofferenze reali, non c’è nessun bisogno di inventarne altre>>

E se le lezioni risultano interessanti e quasi terapeutiche anche per il lettore (con alcuni brani da sottolineare…ammesso che concepissi il sottolineare i libri), se la relazione con Nina non è nulla di particolarmente intrigante, è proprio “la paziente delle quattro” a non riservare nessuna sorpresa: infanzia difficile, solita storia trita e ritrita di abusi, solita figlia di cui ottenere l’affidamento….insomma: niente d’imperdibile, ma comunque ben scritto e scorrevole.

<<Lui si sporge a guardarle il tatuaggio. Lo indica e legge la scritta che lo sovrasta: NIENTE PAURA.

Niente paura dice sottovoce.

E’ un regalo del mio ragazzo, spiega lei.

Ha intenzioni serie?

Lei scuote il capo: mi ha piantata.

E il tatuaggio? chiede lui indicando la spalla.

Cosa c’entra? Fa lei.

Non le ricorda quel bastardo?

Lei tace per un attimo, poi scuote di nuovo la testa: mi ricorda di me innamorata.>>

wp_20160829_13_48_14_pro“La paziente delle quattro”,
N. Shpancer, edito da Ponte alle Grazie, 243 pag., prezzo di copertina €16,80
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Il poeta della città

Dalla quarta di copertina:

<<Se l’Egitto corrispondeva a una melodia di basso, Parigi era una partitura d’orchestra completa, una città che risplendeva della gioia di un déjà vu rivisto e corretto. Come sant’Agostino quando ripensava ai giorni in cui ancora non amava Dio, chiedendosi stupito come mai non l’avesse scoperto prima, anche io mi domandavo: perché non sono nato qui, perché non posso vivere qui, verrà mai il giorno in cui mi sarà concesso, perché sono arrivato qui quando ormai mi sembra troppo tardi?>>

Ho scoperto Aciman anni fa, con la lettura di “Ultima notte ad Alessandria”, bellissimo e struggente, unico libro a detenere il primato di essere stato finito e ricominciato la stessa sera.

“Città d’ombra” invece è un memoir costituito da alcuni brevi aneddoti aventi tutti come comune denominatore l’impossibilità dell’esule di sentirsi a casa in qualunque luogo: il rapporto di amore/odio con la sua Alessandria, gli anni bui in un angusto quartiere di Roma, le feste comandate nella meravigliosa Parigi. E poi l’abbagliante New York, Barcellona, e ancora Alessandria. Vivere in un angolo della Terra e struggersi al pensiero di una città; raggiungerla e desiderare di non essere mai partiti. Perché ciò che si rivedrà non sarà mai all’altezza del ricordo idealizzato del medesimo luogo.

L.

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“Città d’ombra”, A. Aciman, edito da Guanda, 264 pag., prezzo di copertina €18,00
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